luglio 2007


(ANSA) – GENOVA, 31 LUG -I genovesi amano il porto e lo vorrebbero piu’ forte: e’ il sorprendente risultato di un’ indagine sul rapporto tra i cittadini e lo scalo. L’indagine, commissionata da Confindustria Genova su un campione di 600 cittadini abitanti nelle vicinanze di attivita’ portuali, e’ la prima iniziativa della campagna pubblicitaria decisa da Confindustria per valorizzare il porto come fondamentale risorsa di Genova. Un tempo lo scalo era oggetto di continui ‘mugugni’, se non di vera e propria ostilita’.

 In una città dove il quasi 70% dei giovani lavora nel marittimo, quel che sorprende è la presentazione di questo risultato, quantomeno scontato, come notizia degna di nota.
Non parliamo poi del fatto che questa indagine è giunta alla conclusione che il porto è una risorsa da valorizzare.
E’ quasi come scoprire l’acqua calda. 

I mugugni poi fanno parte del nostro carattere, gli abitanti dei quartieri limitrofi hanno tutto il diritto di lamentarsi (ma a quanto dice il sondaggio non più di tanto),  é interessante invece aggiungere che l’ostilità spesso persiste proprio tra quelli che col porto ci lavorano.

Se si volesse infatti completare l’indagine si potrebbe chiedere ai lavoratori del porto e dell’indotto perché lavorare nel porto di Genova è molto più complicato rispetto agli altri porti liguri – La Spezia in testa – ma questo è un altro discorso.   

Guarda la Videonews di PrimoCanale 

In merito alla prossima ipotizzabile partenza del servizio di trasporto via mare tra Pegli e Caricamento il prossimo agosto, il blog PegliMobile avanza alcune considerazioni sull’integrazione dello stesso al trasporto urbano “via terra”.
La cosa auspicabile è che si possa avere veramente un’intermodalità del trasporto pubblico anche per la mobilità delle persone (e non solo per il tanto decantato traffico merci), collegando ambedue gli attracchi al tessuto urbano del centro e di Pegli.

Quel che è certo è che la parificazione tariffaria al trasporto via bus è un buon punto di partenza; il tragitto tutto al di qua della diga foranea potrebbe inoltre incentivarne l’utilizzo anche in situazioni di mare mosso – con buona pace degli utenti deboli di stomaco.

Una recente indagine di Altroconsumo ha confermato che l’acqua del rubinetto in 35 città italiane è buona e sicura. La più cristallina è negli acquedotti di L’Aquila, Cagliari, Pavia, Aosta e Bergamo.
A Genova, secondo il giudizio severo di Altroconsumo, non raggiungiamo la sufficienza a causa dell’acqua un po’ “pesante”, ma risulta comunque potabile e nel rispetto della legge.

L’indagine si concentra sulla valutazione di moltissime sostanze e anche se l’acqua prelevata in Piazza Campetto risulta essere la più dolce d’Italia, vale a dire la più light, e con i residui fissi più bassi (cavallo di battaglia di tutte le pubblicità delle acque minerali), siamo purtroppo bocciati per la presenza di nichel, trielina e cloroformio seppur in quantità inferiori alla metà del massimo consentito.

In linea di massima però la qualità dell’acqua di casa nostra rivaleggia con quella delle migliori acque minerali, non proprio economiche.

(altro…)

Presentazione della nuova 500 in Piazza De Ferrari

Foto di Marco Molinari (Flickr)

L’articolo di Marco Menduni pubblicato sul Secolo  il 7 luglio scorso riguardante la probabile presenza di due polizie a Genova durante il G8, conferma  quanto c’è ancora di oscuro negli avvenimenti di quei giorni:

Le “due polizie” alla resa dei conti.
Nelle prossime udienze del processo per il blitz nella scuola Diaz alcuni dirigenti e agenti sono pronti a rendere “dichiarazioni spontanee” […].
Due polizie hanno agito a Genova nei giorni del G8. Due gruppi di potere contrapposti si sono scontrati sulle strade e nel drammatico epilogo alla Diaz. Un’ala dialogante. E un nucleo di falchi, di duri, tardi epigoni di una polizia che sta scomparendo ma che negli scorsi decenni non ha lesinato l’utilizzo di metodi disinvolti nell’affrontare le emergenze.
Ma la storia di quei due giorni va rivista, ancora una volta dall’inizio.
Dall’accordo raggiunto tra l’ala non violenta (pur radicale) della contestazione e la polizia stessa. La mediazione fu condotta da un funzionario genovese e da Lorenzo Murgolo, dirigente della questura di Bologna e da sempre considerato “punto di riferimento” dell’area noglobal. I patti erano chiari. E oggi una fonte è in grado di confermarli al Secolo XIX: «Quando Casarini fece la famosa dichiarazione di guerra, annunciando “violeremo la zona rossa”, sapeva quel che diceva».

Ipotizzando così un accordo tra il leader delle Tute Bianche ed una parte della polizia per una violazione simbolica della zona rossa,e  la conseguente affermazione del ruolo di Casarini all’interno dell’organizzazione noglobal minacciata dall’alleanza interna tra il Sud Ribelle e i famigerati blackbloc.

(altro…)

Cos’hanno in comune un pianista israeliano, un violinista palestinese e un violoncellista austriaco?
La musica barocca e un concerto a Genova nel progetto “Sounding Jerusalem”

Info da Fuoridalghetto

Tempo fa il Corriere raccontava di una preoccupante tendenza che sta prendendo piede nelle strade di New York: quella dei distributori automatici di pasti.
In pratica invece di bibite, merendine e caffè in cialde, adesso da Bamn! potete farvi sfornare in 3 minuti una lasagna, un cheeseburger, un piatto di pollo fritto.

Alla fonte di questo business la filosofia che mangiare è una necessità corporale (come andare al bagno) e non un momento di socialità.
 

(altro…)

Pagina successiva »