Condominio


C’era quel film alla Tv e l’idiota sul giradischi.
L’iguana non passa di qui, e poi la Gaiazza è in culo ai lupi.
Forse avrei dovuto suonare la batteria piuttosto che avere questa roba in gola, la voce di Amleto. Forse avrei…non sò, quali altre cose.

Ma in un attimo ho imparato quanto spazio ci vuole sotto le scarpe per toglierti il respiro.

Lo spazio della sedia.

Link da Zero10 Reloaded

diGuidolavespa 

Anni fa davanti al Corbusier verso l’una di notte mi sono preso la classica “bulaccata” d’acqua da parte di qualcuno del palazzo di fronte.
Fra tutti saremo stati una cinquantina, io ne venivo da suonare e andavo a farmi una birretta. 

Sciaff !  

Mi giro e stavano passando due poliziotti, gli chiedo: 

”Ma vi sembra normale?” 

e loro:
  ”Perchè, ti sembra normale il casino che state facendo?”

 

(altro…)

Guardò dalla finestra. Nessuno in vista.
Nell’appartamento idem, non si sentiva il minimo rumore.
Il corridoio era oscuro e muto, mettendo un piede preciso davanti all’altro Nardi palpava il muro della stanza per intuirne lo sviluppo.
Arrivò ad una porta che aprì lentamente.
Anche l’altra stanza era oscura e muta, qualcuno vi stava dormendo tranquillamente.
Richiuse e tornò sui suoi passi senza voltare le spalle alla porta.
In fondo a quell’uomo gli voleva bene, aveva vissuto dal piano di sopra tutte le sue magagne, annotato tutti i dettagli su un blocnotes, come per il suo reality preferito.
Fino alla sera in cui la moglie, un po’ zoccola a dir la verità, se n’era andata sbattendo la porta.
Senza nomination per giunta.

(altro…)

Vivo in questo condominio da quasi quindici anni e non mi ci sono ancora abituato.
Dalla sera in cui mia moglie mi ha lasciato in eredità il solo servizio buono di porcellana, ho perso la cognizione del tempo.
Anche perché la sua assenza si sta ormai prolungando da più di cinque anni ed il servizio non è più così buono, e nemmeno più tanto numeroso.
Ogni tanto un amico mi gira qualche notizia. L’ultima diceva che era stata vista per le vie di Bombay a braccetto di un secondo violino dell’Orchestra del Teatro Regio di Parma.

Non male per un’impiegata delle poste.

Non mi sono ancora ripreso da quando mi ha tirato i piatti orrendi di sua madre, credeva di aver perso la testa per il barista del circolo Arci di Via Ravecca e aveva bisogno di pensare. Cioè credeva di aver perso la testa per quello lì, come lo chiama mia figlia “il benzinaio”, comunque  l’ho lasciata andare, anzi le ho buttato i vestiti giù dalla finestra, in mezzo alla strada in Canneto.
Ci siamo lasciati quattro volte ed ogni volta l’inquilino del quinto piano, il Matto lo chiamavano, urlava nella tromba delle scale:
 

“Eeeehi la piantateee? Vengo giùùù”

Per un periodo ci tiravamo i vasi in silenzio – piccola pausa di autocritica – ma poi si ricominciava.
Forse l’ultima volta abbiamo esagerato, non dovevo tirar giù la sua roba.

Troppa foga c’ho messo.

Ora mi rimane solo questo condominio: madri, figli, liti e stronzate, valigie e disastri, donne, puttane, e ancora il Matto che urla per le scale.
Dalla strada sale odore di cibo speziato, poi un vago sapore di piscio.
 

”Ma torna qui bbeliiiin ! Non ti ammazza un dolore del genere?
Che razza di angelo sei, porca puttana!”