aprile 2007



E’ un po’ di tempo che i pubblicitari si divertono a girare spot a Genova, di solito nei parcheggi degli hotel (probabilmente li ritengono caratteristici del luogo).
Nek che è nato a Sassuolo e che da queste parti non c’è mai stato, se si esclude il Palasport, ha pensato bene di farci un video a Genova.
Rigorosamente in centro.

Nella sequenza si racconta la storia di una donna e delle sue giornate consumate nella routine urbana in un cantiere navale.
Nek è il suo “angelo custode”, colui che la porterà a riconquistare la sua dignità e la sua femminilità spingendola a cambiare vita. Il suo compito principale è scrutarla dal tetto dell’ex Palazzo della Borsa sussurrando frasi sconnesse, nessuno però osa dirgli che probabilmente 10 metri più sotto e con il traffico del mattino, la bella non sente un bel niente, e che con i sensi unici che cambiano ogni giorno finirà sicuramente per schiantarsi contromano (da qui il titolo del brano).
Sul finale del video l’angelo si sposta sul Ponte Monumentale, meta preferita degli aspiranti suicidi.
In mancanza di un cecchino che decida d’impallinarlo é bello immaginare la folla reclamare il tuffo.

1 Minuto del video di Nek

Postilla Televisiva:  
La non proprio recente fiction Vento di Ponente ha introdotto la leggenda che nei cantieri navali genovesi lavorino belle bionde ben vestite. Vorrei esprimere tutta la mia solidarietà ai lavoratori dell’indotto cantieristico, che pur avendo colleghe passabili, godono  principalmente della compagnia di saldatori siciliani, ingegneri coi baffi e operai in tuta da lavoro impegnati a martellare containers.

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Porticato di Palazzo Ducale 

Foto di Alessandro (Aleyakke)

Gli analisti hanno come al solito sottolineato che la tenzone elettorale di maggio si deciderà all’ultima settimana, quando anche gli ultimi indecisi decideranno da che parte stare.
L’ultimo sondaggio pubblicato evidenzia un 16% di genovesi non ancora convinti su quale candidato sindaco scegliere.
Potremmo scrivere pagine di cifre e controanalisi, delineare paralleli con le elezioni francesi anch’esse messe in scacco dagli elettori in bilico sul centro, le elezioni locali però sono altra cosa, basta conoscere le persone, frequentare i quartieri per farsi un’idea:
la percentuale degli indecisi è in realtà molto più bassa.

Nonostante le nuove stagioni (?) e gli sforzi in bicicletta (?) molti genovesi hanno già deciso per abitudine o per consuetudine familiare.
Non vogliamo certo definire la maggioranza dei genovesi come dei sempliciotti ignoranti, vorremmo solo chiarire che esiste una città comune che non si esprime e non scende in piazza, ma che al tempo stesso è sufficientemente disincantata da non cadere nella trappola dei comunisti cattivi.
Questa città vive il proprio voto come un’espressione delle proprie radici familiari e sceglie chi le sembra più familiare.
Enrico Musso è bravo e preparato, ha capito che la gente per strada parla semplice, si batte per affermare la sua figura di ragazzo poi giovane professionista legato a questi posti, ma la sensazione è che la città non sia ancora preparata al personaggio.
Marta Vincenzi invece sembra non aver bisogno di sottolineare la propria appartenenza.

Si vedrà.

Sullo sfondo la Genova che passa sui giornali, quella informata che acquista un giornale al giorno, che scrive sui muri , che partecipa a fiaccolate, s’informa, si schiera e s’indigna, s’illude di essere importante, ma non determinerà alcun cambiamento.

Per il centrodestra, nonostante le percentuali in aumento, forse i tempi non sono ancora maturi.

Trentacinque chili di esplosivo e il più piccolo dei due gasometri dell'Ilva a Genova Cornigliano è crollato con gran rumore sul piazzale delle acciaierie. Sgomberate un'ottantina di famiglie; bloccato il traffico ferroviario e stradale, l'esplosione ha demolito la struttura metallica alta 65 metri. Il secondo gasometro sarà smontato pezzo per pezzo ma il costo dell'operazione sarà tre volte superiore ai 500 mila euro spesi per demolire il "fratello" minore.

  

Già da qualche tempo si parla della possibile chiusura dell’ospedale di Sestri Ponente, sono voci che circolano per la città ma per ora nessuno ha avuto il coraggio di metterci la faccia tanto che si continua a passare da una opinione ad un altra senza avere delle certezze.
Certo è che in piena campagna elettorale la chiusura di un ospedale è una situazione che può avere effetti negativi sui cittadini votanti, ed io ‘sestrese’ sono ancora in attesa di una risposta.
Nel mentre si sente parlare anche della chiusura di un’altra struttura ospedaliera, La Colletta di Arenzano che è un ospedale nuovissimo che a quanto ne so è all’avanguardia per tecnologie 
apparecchiature. Il perchè non si sa e chissà se dopo il Gallino (Pontedecimo) ed il Celesia (Rivarolo) anche altri andranno a chiudere … e noi dove andremo a curarci ? 

Qualcuno batta un colpo !!

(Andrea Opletal – email)

Leggi sull’argomento un articolo del Corriere di Sestri

Scalinata Sant’Antonio 2r (da Piazza Sarzano) 

Ne voglio parlare subito visto che ne sono appena tornato.
Giusto dire che di vecchie “ostaje” come questa non ce ne sono più molte in giro, soprattutto nel centro storico. Giusto dire che l’atmosfera è decisamente retrò e marinaresca, con l’affaccio sulle riparazioni navali e la sopraelevata che dà nettamente l’impressione di pranzare su un traghetto.
Peccato invece che l’atmosfera non sia più così tradizionale come nelle osterie di una volta.
Manca il dialetto e la cucina a vista, la signora in zoccoli che s’attarda tra i tavoli, tutto quell’armamentario casalingo che ne farebbe un ambiente familiare.
Qui si respira invece uno strano odore da mensa universitaria nonostante la locanda esista dal 1890. Sembra di trovarsi in quel clima da movida che troppo spesso si traduce in indifferenza.
Due studentesse si barcamenano tra i tavoli, vagamente stranite, con la disinvolta noncuranza dei ragazzi in tutt’altre cose affaccendati. Troppo spesso impegnate a chiacchierare con l’amico o perse in chissà quale recondito SMS.
Ci vorrebbe una maggiore attenzione ai personaggi oltreché alle porzioni (decisamente risibili).

L’ostaja per definizione ha bisogno di storie, solo questo può far la differenza, altrimenti una fettina d’arrosto e mezza patata bollita posso anche portarmele da casa. 

Menù completo non oltre i 15 €, se avete fame fatevi un panino.

Voto :  5

La cronica mancanza di spazi ha trasformato l’intera area ILVA in una merce preziosissima. E’ tuttavia paradossale che l’assegnazione delle aree sia stata di fatto condizionata dalla gestione degli Erzelli.

Cosa farne della collina?
Dove sistemare i containers..senza scontentare Spinelli?
Esistono aree alternative a Cornigliano? 

Domande che hanno avuto risposte diverse e contrastanti.
Quello che ci auguriamo è che la “fatidica collina” non diventi il mezzo per affossare definitivamente le buone intenzioni attorno al Progetto per Cornigliano.

Ci scrive a questo proposito Cristina Pozzi dell’Associazione per Cornigliano.

Nell’accordo proposto da Biasotti a Riva era previsto che nell’area delle acciaierie liberata dagli impianti a caldo fosse costruito un distripark che avrebbe regalato alla città nuovi posti di lavoro. Con l’Accordo voluto da Burlando l’agognato distripark si è rimpicciolito, fino a diventare uno spiazzo di soli 144 mila metri quadrati.Da ultimo addirittura si è deciso di riempire l’area con i container vuoti di Spinelli che devono lasciare gli Erzelli. Non per sempre, si dice, ma le cose provvisorie spesso diventano definitive.

Proposte:

·         Le preziosissime aree restituite da Riva alla foce del Polcevera devono essere destinate da subito a distripark, per creare ricchezza per la città e nuovi posti di lavoro.

·         Queste aree non devono essere occupate da container vuoti, che tra l’altro non necessitano quasi di personale, nemmeno temporaneamente, perché comunque ciò comporta un danno economico alla città. Inoltre chi oggi è disponibile a investire a Genova, non trovando le aree libere, dirotta altrove finanziamenti e posti di lavoro.

Il Distripark di Genova sul sito di Trail Liguria

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