Pausa Pranzo


Corso Europa 395 

Se la macchina del caffè avesse gambe braccia e favella la metterei di buon grado a sostituire il bofonchioso barista.
La qualità del caffè surclassa di gran lunga la scarsa propensione all’incontro del medesimo, ma questo non è importante. Se il Bar Operosi è ancora aperto da oltre trent’anni una ragione ci sarà… a meritoria conferma dell’inutilità del marketing.
In una posizione abbastanza infelice, merita una sosta se vi capita di fare la spesa tra Sturla e Borgoratti (Via Isonzo e dintorni).
Tradizionale svendita di panettoni dopo Natale.
 

Voto 6 1/2

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Piazza Sarzano 30r 

Dopo le gesta del prode “caffé” Giano  che ha chiuso i battenti all’inizio dell’estate, un nuovo punto di ritrovo si è affacciato al suo posto in Piazza Sarzano.
Il Metropolitan Café ha per il momento il merito di aver dato alla piazza un tocco più dinamico, metropolitano appunto.

L’impressione infatti è quella di un locale con un forte accento mondano in una zona che, con il Museo di Sant’Agostino e la Facoltà di Architettura, da tempo si candida ad essere uno dei punti più interessanti della città vecchia.

 

Qualcuno obietterà che vista la nostra preferenza per le cose semplici, non potremmo che procedere alla bocciatura dei tavolini post-moderni, del motivo rosso-nero delle pareti, del logo chic del locale.       

Sbagliato.

Perché pur avendo una lievissima allergia al design commerciale (che solitamente spaccia come comodissima una sedia che ti spacca la schiena dopo un quarto d’ora), sappiamo benissimo che la buona riuscita della pausa pranzo dipende dalla soddisfazione di pancia e portafoglio.  
Se poi a tutto questo si aggiunge una certa cortesia che si spera duri nel lungo periodo e non solo nella fase di lancio, il pranzo diventa un luogo amichevole.

 

Il tempo di un panino e via ma ne è valsa la pena.
Il pane è buono e le guarnizioni sono semplici ma ben accostate, tanto che anche una cotoletta diventa commestibile agli umani. Servizio celere e discreto. Il locale si candida ad una ulteriore prova sui piatti caldi. Rapporto qualità-prezzo positivo.  

Unico neo, cappuccio + brioche a 2 euro sembra un po’ eccessivo.
 
Da provare con continuità per testare la tenuta sul lungo. 


Voto 6 ½ migliorabile

Via Santa Chiara 16/R 

Si tratta di quei posti che sono destinati a durar poco, in una via troppo decentrata per poter fare grossi numeri. Eppure a pochi metri in Via Corsica i Mattoni Rossi ogni giorno fà il pienone.
Non è un caso che la caffetteria abbia già cambiato 3 gestioni in tre anni circa, quasi ci fosse la maledizione di Tuthankamon.

E’ uno di quei posti però che se ti ci abitui ti ci affezioni, perché fa quasi tenerezza l’impegno.
Il gestore cucina a casa per i soliti clienti, partecipa e si documenta sugli argomenti discussi, per alcuni il locale è anche la sede del fantacalcio aziendale. Tutto è lasciato all’estro del barista quindi nessun programma, ogni tanto esce il piattino dal cilindro e sale l’indice di gradimento.
Menù variabile per prezzi variabili.
Il locale tende a dimostrare il suo valore sul lungo periodo, come un buon mediano da corsa.

Da tenere in considerazione in caso di pausa pranzo veloce.   

Voto 6 ½  migliorabile

Piazza Carignano 

Avete presente quelle riviste patinate, con tanto di modella spolpata in bella mostra tra divani colorati e tende fashion, pubblicità di profumi e borse ben piazzate tra articoli sulla bella società e sulle tendenze più cool?
Beh il Bar Blanco sembra proprio uscire da quelle pagine…anzi si propone come apripista nel genere a Genova.

Certo chi si ricorda il vecchio King non può che rimanere interdetto, e molte sono le habituée che hanno cambiato il giro – a cominciare da quei goliardi di mezz’età da sempre impegnati nel tour aperitivo della sera tra i bar del centro.
Ma nonostante la perdita di buona parte della vecchia clientela i gestori hanno recuperato tra i clienti più giovani, quelli più attenti alla forma: abbronzature invernali e occhiali fumé, riviste di moda e infradito.
I risultati si vedono soprattutto nel fine settimana – vista la nuova tendenza di sostituire la cena con l’aperitivo.

Ai ragazzi dietro il banco verrebbe quasi da dirgli che al bar conta soprattutto la macchina del caffè e che la qualità del cappuccino è fortemente determinata dal manico del barista, ma il suggerimento cadrebbe nel vuoto.
Qui si privilegia infatti l’aria di novità, il clima metropolitano; a costo di sembrare anzianotto preferisco ancora quei bar con il giornale sul frigo dei gelati accuramente ripiegato intorno all’astina di legno per non sgualcirne le pagine.

Per amanti del genere , sia pranzo che cena , prezzi nella media.
Voto 5

Via Galata 35r 

La pausa pranzo ormai oscilla tra la tradizione e l’esotico.
In attesa che le cosiddette kababberie prendano definitivamente il sopravvento sulle osterie anche da queste parti (Milano è gia da tempo la capitale della pausa etnica), una buona dose di cucina tipica non fa mai male.
Se poi la tradizione è spolverata di quel pizzico di trasgressione che può derivare solo da un cuoco sufficientemente giovane, allora la questione si fa interessante.

Le Cuxinn-e Du Bilanciere sono tutto questo, un posto dove è possibile trovare la vecchia cucineria genovese in abiti rinnovati. Dove l’antica osteria s’accorge del design e del fatto che in qualche modo bisogna rinnovarsi per evitare la chiusura anticipata.
L’ambiente è minimalista e cordiale, solo una spruzzata di arancione alle pareti risveglia scenari etnico-casalinghi.

In tavola la vecchia Zena.

I primi di pasta fresca non sono cosa da poco, vista la giungla di microonde nei bar del centro, una buona varietà di secondi completa il menù.
Da provare:  Ravioli di Stoccafisso, Carpaccio di Pesce Spada e gli immancabili Pansoti al Sugo di Noci.
Nonostante la qualità dei piatti un pasto completo a pranzo si aggira intorno ai 10/12 Euro, alla sera sui 25.

Verrebbe effettivamente da chiedersi chi sono questi “alieni” che s’interessano alla tradizione?  Voto: 7 1/2

Tempo fa il Corriere raccontava di una preoccupante tendenza che sta prendendo piede nelle strade di New York: quella dei distributori automatici di pasti.
In pratica invece di bibite, merendine e caffè in cialde, adesso da Bamn! potete farvi sfornare in 3 minuti una lasagna, un cheeseburger, un piatto di pollo fritto.

Alla fonte di questo business la filosofia che mangiare è una necessità corporale (come andare al bagno) e non un momento di socialità.
 

(altro…)

Effettivamente il problema esiste. Troppo spesso i locali del centro giocano a fare i ristoranti di classe, visto anche l’incremento dei turisti soprattutto intorno a San Lorenzo, e trovano escamotage per non accettare i buoni pasto.
Non sanno forse che la pausa pranzo è un servizio alternativo di mensa nel vero senso della parola, e la loro posizione è proprio quella di una mensa alternativa, indipendentemente dalla qualità del cibo.
Poi a mezzogiorno trovi di tutto: cibo riscaldato al microonde, insalate prossime alla pensione, focacce simil-pizza ecc.  e nonostante la frequente bassa qualità per un piatto+bevanda quasi sempre non basta un unico ticket.
Si tratta di una situazione quantomeno squilibrata.

Certo, il denaro contante è meglio di un pezzo di carta colorato sul quale poi devi pagare una commissione, ma non mi risulta che i ticket siano un servizio limitato a determinate fasce orarie.
Inoltre chi si presenta col ticket spesso diventa un cliente abituale, quindi sarebbe opportuno che i ristoratori cittadini (che vivono al 90% sui buoni pasto) risolvano i problemi di categoria prima di scaricarli ipocritamente sugli “utenti”.

E’ indubbio che se ci si vuole liberare dai ticket é d’obbligo una maggiore qualità, perché checché ne dicano i carissimi gestori i buoni pasto sono ormai l’unica garanzia di sopravvivenza dei ristoranti improvvisati, quindi senza ticket si farebbe un pò di pulizia sicuramente…e mettiamoci anche le belle osterie di Piazza delle Erbe.

Al contrario che si decida coraggiosamente di fare i Ristoranti rifiutando ticket “tout court”,  secondo voi quanti arriverebbe a fine mese?

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