In Città


Nella vicenda della rivista universitaria Ergo Sum chiusa in seguito alla sospensione dei contributi della Provincia, c’è qualcosa che non mi convince.
Mi perdoneranno le parti in causa ma sono convinto che se i periodici si reggessero solo sulle vendite, o su forme di autofinanziamento lontane dalle istituzioni non ci sarebbe bisogno di queste polemiche strumentali.

L’Italia è un paese strano dove l’opposizione si può fare solo con i soldi del governo (meglio dire dei contribuenti) e persino le idee più innovative chiedono sempre la benedizione pecuniaria delle autorità.
Nel caso specifico una rivista che vive di contributi pubblici si scontra con un quotidiano nelle medesime condizioni.

Qualcosa suona strano oppure no?

In un paese normale l’articolo del Giornale avrebbe forse scatenato la polemica, ma anche aumentato la tiratura d’entrambi i giornali senza fare vittime.
Qui invece, a parte il fatto che qualcuno ne é uscito con le ossa rotte, ci troviamo di fronte ad una specie di assistenzialismo che sottointende, checché ne dicano gli intellettuali, una certa responsabilità nei confronti dei finanziatori…e conseguentemente una minore libertà di parola.

I ragazzi di Ergo Sum dovrebbero ribellarsi a questo meccanismo, sottraendosi agli attacchi del Giornale. Solo con l’autonomia si ha piena libertà di contenuti.

Leggi l’articolo del Giornale
Leggi la notizia della chiusura di Ergo Sum su Mentelocale

A proposito della vicenda Bagnasco segnaliamo l’articolo di Filippo Facci pubblicato su Macchianera.
Non c’è altro d’aggiungere se non che il giorno per smettere di fare cazzate dovrebbe arrivare per tutti.


Avevo 15 anni. Volevo fare politica, e allora scrivevo sui muri con lo spray. O forse volevo scrivere sui muri con lo spray, e allora facevo politica. Feci delle scritte di sostegno e non accadde nulla. Ne feci altre contro qualcuno e ci furono delle reazioni: un trafiletto su un giornale e delle contro-scritte. Sicché, in luoghi più smaccati, ne feci di più dure come pure lo furono le scritte di risposta: un gioco al rialzo che passò di grado quando un mio sodale tirò un sasso a una finestra. Le reazioni e gli articoli crebbero con il compiacimento di un 15enne, età che a un certo punto smisi semplicemente di avere.
Ma c’è chi 15 anni li ha per tutta la vita.
Dunque attenzione, è ovvio che vadano denunciate scritte sui muri e minacce varie, ma è chiaro che un crescendo di paginate allarmistiche possono anche essere la delizia narcisistica dei cretini, un denunciare che può stuzzicare. Lo dissi quando apparve una scritta antisemita contro Paolo Mieli, candidato alla Presidenza della Rai: si gridò all’allarme sociale, e giù paginate.
Lo ripeto ora. Non credo che il Paese abbia un problema di serio antisemitismo e di serio anticlericalismo, ma quello dei 15enni a vita, dei cretini, sì.
C’è sempre il rischio di stanarli.

Trentacinque chili di esplosivo e il più piccolo dei due gasometri dell'Ilva a Genova Cornigliano è crollato con gran rumore sul piazzale delle acciaierie. Sgomberate un'ottantina di famiglie; bloccato il traffico ferroviario e stradale, l'esplosione ha demolito la struttura metallica alta 65 metri. Il secondo gasometro sarà smontato pezzo per pezzo ma il costo dell'operazione sarà tre volte superiore ai 500 mila euro spesi per demolire il "fratello" minore.

  

La cronica mancanza di spazi ha trasformato l’intera area ILVA in una merce preziosissima. E’ tuttavia paradossale che l’assegnazione delle aree sia stata di fatto condizionata dalla gestione degli Erzelli.

Cosa farne della collina?
Dove sistemare i containers..senza scontentare Spinelli?
Esistono aree alternative a Cornigliano? 

Domande che hanno avuto risposte diverse e contrastanti.
Quello che ci auguriamo è che la “fatidica collina” non diventi il mezzo per affossare definitivamente le buone intenzioni attorno al Progetto per Cornigliano.

Ci scrive a questo proposito Cristina Pozzi dell’Associazione per Cornigliano.

Nell’accordo proposto da Biasotti a Riva era previsto che nell’area delle acciaierie liberata dagli impianti a caldo fosse costruito un distripark che avrebbe regalato alla città nuovi posti di lavoro. Con l’Accordo voluto da Burlando l’agognato distripark si è rimpicciolito, fino a diventare uno spiazzo di soli 144 mila metri quadrati.Da ultimo addirittura si è deciso di riempire l’area con i container vuoti di Spinelli che devono lasciare gli Erzelli. Non per sempre, si dice, ma le cose provvisorie spesso diventano definitive.

Proposte:

·         Le preziosissime aree restituite da Riva alla foce del Polcevera devono essere destinate da subito a distripark, per creare ricchezza per la città e nuovi posti di lavoro.

·         Queste aree non devono essere occupate da container vuoti, che tra l’altro non necessitano quasi di personale, nemmeno temporaneamente, perché comunque ciò comporta un danno economico alla città. Inoltre chi oggi è disponibile a investire a Genova, non trovando le aree libere, dirotta altrove finanziamenti e posti di lavoro.

Il Distripark di Genova sul sito di Trail Liguria

Tempo fa scrivevamo all’ Associazione per Cornigliano per conoscere la loro posizione rispetto ai recenti cambiamenti nel quartiere. Più che soffermarci sul progetto globale ancora lungi da avere una concreta attuazione, ma che sicuramente troverà una voce critica e costruttiva nell’Associazione, ci premeva più semplicemente conoscere l’opinione dell’Associazione rispetto alla conversione di una parte dell’area ILVA al traffico contenitori.
La risposta ci è giunta grazie al seguente comunicato stampa diramato il 5 aprile scorso, riportato solo a stralci dalla stampa cittadina.

Ecco il testo integrale

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di  Pietro Orsatti

(Il presente articolo verrà pubblicato sul quotidiano Liberazione di domani).

La morte di Enrico Formenti, il terminalista del porto di Genova deceduto oggi sotto una balla di cellulosa al terminal frutta, è l’ultimo di una lunga serie di infortuni che hanno colpito negli ultimi anni lo scalo ligure. I dati sono impressionanti. In nove anni si sono verificati ben 25 incidenti mortali solo fra i portuali: questo numero cresce in modo impressionante (24 decessi in 5 anni) se si aggiungono le altre morti avvenute sempre “in porto” ma in altre categorie: operai, marittimi di bordo, camionisti.
Un altro dato, riferito alla sola Compagnia Unica, la categoria numericamente più importante del porto di Genova con circa 1000 persone impiegate, non lascia dubbi sulla pericolosità del lavoro nei  terminal oggi: una ricerca della Bocconi realizzata alla fine degli anni ’90 parlava di circa 700 infortuni l’anno, di varia gravità, su mille lavoratori.
Quello della sicurezza, insieme al salario, rappresenta uno dei parametri più sensibili per la valutazione del reale stato della portualità italiana. 
 

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Non siamo abituati a fare politica abbiamo solo la pretesa che in determinati contesti prevalga il buonsenso ed il senso civico. Per questo alla luce dell’ennesima tragedia nel porto di Genova  non possiamo che sottoscrivere le parole di Fausto Bertinotti di fronte allo sciopero di stamattina dei lavoratori portuali :

“Ancora una tragedia e questa volta in un luogo importante della storia grande del mondo del lavoro, il porto di Genova. La reazione immediata con lo sciopero indetto dalle organizzazioni sindacali è una sollecitazione da non lasciare cadere nel vuoto. E’ necessario che questa protesta venga raccolta e ascoltata dalla politica e dalle istituzioni”.

È destino che il Porto di Genova abbia sempre una valenza simbolica nelle questioni legate al mondo del lavoro, la morte di Enrico Formenti come quella degli altri tre lavoratori deceduti oggi sul posto di lavoro, arriva nel giorno in cui il Governo vara il DDL sulla Sicurezza nel Posto di Lavoro, non deve rimanere naturalmente lettera morta, né trasformarsi nella solita occasione mancata.
Nonostante i colpevoli ritardi di una legislazione carente e mai applicata, ci auguriamo che in un contesto come quello del lavoro portuale-logistico, troppo spesso trasformato in una specie di gioco da tavolo, prevalga finalmente l’aspetto umano.
L’aumento dei volumi movimentati deve a questo punto sollecitare non solo lo sviluppo di una efficiente catena informatica, logistica e infrastrutturale, ma anche una maggiore attenzione al lavoro manuale ed alla sicurezza dei lavoratori che subiscono la merce in condizioni d’insicurezza.

Per saperne di più

Le Immagini della Protesta

Varato Ddl sulla Sicurezza

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