Cronaca e Attualità


Il Popolo dei Telemultati 

Non c’è bisogno di aggiungere altro, se dopo quasi un anno di calvario tra telecamere e quantità interminabili di multe i quasi centomila motociclisti, insieme ad Assoutenti e Due Ruote in Città, trovano finalmente il modo di far girare a proprio favore la scandalosa vicenda delle telemulte, guadagnano a mani basse il primo posto tra i personaggi del 2007.
Una carta finalmente a favore della categoria degli avvocati. 
 

Corsie Gialle Aperte da Repubblica Genova
Telemulte bocciate dalla Consulta da il SecoloXIX

 

Emanuele Luzzati 

Se fosse stato un comico o un attore famoso avrebbe avuto ben altra celebrazione. Luzzati paga la particolarità della sua arte così lontana dal pubblico medio. Ricordato degnamente in città lo Stato se ne dimentica in fretta, quasi a confermare l’appiattimento culturale sui soli “artisti” di massa. 

Pippo dei Trilli 

Con lui la vecchia scuola della canzone dialettale ha perso un altro pezzo della sua tradizione. Pur non avendo una voce esemplare Pippo aveva ancora quell’umanità popolare tipica delle vecchie generazioni di lontana tradizione goviana; quella generazione di zeneisi per i quali l’italiano era solo una materia scolastica.
Per capire cos’è la canzone dialettale ci rimane a questo punto solo Piero Parodi. Le nuove generazioni da Franca Lai a Matteo Merlo pagano lo scotto del genovese dimenticato, i Buio pesto rimangono troppo spesso nella parodia del belinlandia.
 

Renzo Piano 

Tanta carne al fuoco che aspetta di essere servita. 2008 cruciale, leggi alla voce Marta Vincenzi. 

Paola Pettinotti 

Un romanzo d’esordio (Ghetto – Fratelli Frilli Editori) che racconta una città ai più sconosciuta: un’indagine nei carruggi dei travestiti. Una storia di genere ma con accenti originali e soprattutto sinceri. Il suo libro racconta la città scovando storie tra scene di normale quotidianità. A differenza di quanti si limitano ad elencare le vie e i quartieri, lei pensa che per raccontare Genova non ci sia modo migliore che seminare qua e là parole come rumenta e cirulla. Da tener d’occhio.

Marta Vincenzi 

La prima sindaco al femminile della città ha già dato prova di lasciare il segno. La sua Giunta ed i suoi superconsulenti si sono posti fin dall’inizio obiettivi non da poco, lei vince le elezioni con qualche difficoltà non prevista e condisce il primo semestre con dichiarazioni spesso fuori dalle righe. In attesa degli annunciati cambiamenti epocali l’anno che si apre sarà sicuramente un banco di prova alquanto tosto.  

Enrico Musso 

Sorprende tutti col risultato elettorale a cominciare dai partiti del centrodestra abituati a prenderle di santa ragione. Poi una volta in Consiglio Comunale tende a far da solo con risultati non sempre evidenti. La sensazione di chi stà fuori è che sia in altre cose affaccendato, oppure si sta solo allenando al prossimo round. Alterno. 

Claudio Burlando 

Quando la politica la butta sul privato. Tra esternazioni familiari e viaggi contromano Claudio Burlando ha fatto il pieno di visibilità. Non che questo ci renda particolarmente felici ma il fatto che questa abbuffata di reality sia toccata all’esponente politico più riservato in circolazione ci ha appassionato e riempito di “tenerezza”. Riesce comunque a restare in sella e ne esce quasi rigenerato.  

Beppe Grillo 

Di gran lunga il genovese più in vista del 2007.  Il suo V-Day fa vacillare la casta politica, il suo blog resta tra i primi dieci al mondo anche grazie ad uno staff preparato e senza fronzoli.
Anche se certe sue dichiarazioni sono sane boccate d’aria, a tratti ci si ritrova a rimpiangere il Grillo prima maniera.  Più avanti.
 

Luigi Merlo 

L’assessore regionale candidato alla presidenza dell’Autorità Portuale incassa l’appoggio degli addetti ai lavori. Forse è proprio questa popolarità a scatenare l’ira della Sindaco impegnata a promuovere discontinuità ma lontano dal pupillo del “nemico” Claudio Burlando.  

Arcangelo Merella 

Trombato alle elezioni l’ex assessore al traffico si dedica alla scrittura in attesa di tempi migliori. Che rabbia però vedere il suo successore Pissarello incassare l’accordo coi motociclisti. Fuori tempo.

Vittorio Malacalza 

Un imprenditore sà quando deve vendere, Malacalza vende la sua Trametal al proprietario dello Shakhtar Donezk ne ricava una fortuna e si candida alla presidenza di Assindustria. Strano personaggio spesso nell’ombra non ha mai dimostrato un evidente interesse per la città  (salvo un tentativo di acquisire il Genoa). A questo punto si attende di vedere come spenderà il miliardo di euro guadagnato. Opportunista. 

Luigi Negri 

Forse più di ogni altro incarna le difficoltà che può incontrare un imprenditore portuale. Il suo amato terminal Sech di Calata Sanità rimane ancora al palo sulla controversia di Calata Bettolo, guarda da lontano i volumi del Vte e si lecca le ferite ad ogni folata di vento. Eppure rimane ancora l’imprenditore di riferimento, col più grande gruppo agenziale in Italia, il 2008 si apre con grosse novità ma anche con rinnovate speranze.
Tenace.   

Riccardo Garrone 

Mentre si trastulla col suo gioiellino Cassano la sua ERG si posiziona sul mercato delle energie rinnovabili acquisendo il 60% di Enertad  società di servizi idrici ed energetici. Anche se petrolio ed energie rinnovabili al primo impatto sembrano fare a pugni, Garrone si conferma personaggio atipico, sicuramente svelto, profondamente genovese. E c’è anche chi parla di effetto Grillo. Sornione. 

Giovanni Berneschi 

Nel mare impazzito delle fusioni bancarie la sua Carige tiene ancora bordone. Forse tra le banche con maggiore tradizione ”familiare” in Italia, si allarga sul Basso Piemonte acquisendo 78 sportelli di Intesa Sanpaolo. L’evidente accento genovese potrebbe indurre alla facile ironia ma la tenuta della banca a livello nazionale dipende in buona parte dal carattere particolare e pratico di Berneschi.
Semplice e diretto.
 

Vincenzo Giori (AD Siemes Italia) 

Dopo aver acquisito la Orsi Automazione società tecnologica genovese una grande multinazionale si amplia a Genova (e già questa è la grossa novità).  Con oltre il raddoppio di ricercatori il polo Siemens di Genova si conferma il centro mondiale di ricerca della società per il settore dei software per la gestione della produzione. E da Genova dipenderanno complessivamente 835 ricercatori che operano nel settore a livello mondiale. Uno dei pochi segnali in controtendenza in una città sempre più solamente marittima. In attesa di Erzelli.

Dal confronto dei 3 candidati alla Presidenza dell’Autorità Portuale a Palazzo San Giorgio si potrebbe anche dire che tra il respiro europeo di Costa ed il conversare sornione di Margini, buona parte della città portuale sembra propensa a favorire la concretezza di Merlo. Sarà anche lui, direte, il solito politico prestato alla città, ma dall’attività di assessore ai trasporti ha ricavato i galloni dell’esperto sul campo.
Non sono da poco gli incassi da parte di molti operatori portuali, i terminalisti soprattutto.
Se il sole si vede dal mattino si profila una vittoria a mani basse, con buona pace del Sindaco (che in questo frangente dovrà dimostrare il suo peso “super”).

Peccato che la nomina interessi poco, soprattutto a Ponente, la parte più tartassata dal traffico container. ”I comitati non intendono formulare giudizio alcuno sui tre candidati”.

La città quella del ponente pensa invece al porto lungo, alla ferrovia, alla bretella di Borzoli, tutti modi intelligenti per togliersi da sotto la finestra il traffico container.

Gli interventi dei candidati a Palazzo San Giorgio dal sito di Primocanale

La vicenda dalla nomina del presidente dell’Autorità Portuale conferma quanto è difficile distaccarsi dai vecchi metodi.
Sarà forse per la difficoltà di trovare figure distanti da colori politici, sarà anche per lo scarso profilo delle persone preposte alle scelte, indubbiamente le solite divergenze d’opinioni (largamente dispiegate su tutti i giornali locali) hanno veramente superato il limite.
Come se non fosse già abbastanza l’analoga vicenda della Confindustria nostrana, la nomina di Palazzo San Giorgio ha ormai definitivamente confermato che le nomine delle figure “produttive” sono di fatto prese in ostaggio dalla politica “d’ancien regime”, minate come sono dalle vecchie strategie delle sponsorizzazioni, delle larghe intese, dei meeting gastronomici.

Anche a Genova come in tutto il paese le cose importanti sono nelle mani dei soliti noti e non basta inventarsi (??) le primarie per dare vigore a scelte così importanti come la presidenza del porto italiano più importante.
Questo è il problema principale: la debolezza della politica di fronte alle scelte.
I candidati sono sicuramente persone valide e preparate, è un peccato che da tutta questa sorta di pantomima ne escano quasi screditati prima ancora di cominciare.

Ci vorrà del tempo per cambiare i metodi e le persone. Saremmo quindi molto probabilmente costretti ad accettare decisioni non all’altezza delle esigenze reali, oppure per pura fortuna ci ritroveremo ad aver scelto la persona giusta.
Fa tenerezza il fondo di oggi del Mercantile: “Occorre avere il coraggio di compiere scelte al di fuori dei meschini giochi di piccolo potere locale”.
Qualcuno ci crede ancora? Tra qualche decennio forse.

Un centro di lusso ed una periferia in buona parte vivibile, questo in estrema sintesi sembra essere la città del futuro a cui aspirano le autorità cittadine. Una buona infrastruttura per permettere una buona mobilità in una città alquanto difficoltosa e poi spazi turistici dal Porto Antico (dove yatch sempre più grandi attraccano sulle sponde dei Magazzini del Cotone) al Bentley cinque stelle.
Ma se anche il degrado diventa occasione per promuovere ulteriormente il lusso, il sospetto che con queste scelte si voglia “vendere” alcune parti della città al miglior offerente in cambio oltre che ad un risparmio di spesa anche di una certa partecipazione agli utili, è abbastanza verosimile.

Non siamo contrari al metodo “dell’affitto ai privati” per il recupero delle aree degradate, siamo però contrari al fatto che spesso queste iniziative sono essenzialmente commerciali magari d’elite.
Un esempio Scalinata Borghese, un tempo destinata ad essere sede dell’Accademia di Belle arti, poi diventata sede di un’Asl, ora casa provvisoria di sbandati senza tetto, tra un po’ ristorante chic per pochi eletti, destinato a completare il lato gastronomico del turismo lussuoso che si stà costruendo intorno al centro cittadino.

Si continua quindi a costruire per i ricchi – che in questa città si sa sono ben nascosti – ma almeno una volta si sarebbe voluto vedere un’area come Scalinata Borghese destinata a qualcosa di più popolare:un asilo nido, una biblioteca, un centro culturale.E chiedere troppo per una città già capitale della cultura?

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