Economia Locale


Vittorio Malacalza 

Un imprenditore sà quando deve vendere, Malacalza vende la sua Trametal al proprietario dello Shakhtar Donezk ne ricava una fortuna e si candida alla presidenza di Assindustria. Strano personaggio spesso nell’ombra non ha mai dimostrato un evidente interesse per la città  (salvo un tentativo di acquisire il Genoa). A questo punto si attende di vedere come spenderà il miliardo di euro guadagnato. Opportunista. 

Luigi Negri 

Forse più di ogni altro incarna le difficoltà che può incontrare un imprenditore portuale. Il suo amato terminal Sech di Calata Sanità rimane ancora al palo sulla controversia di Calata Bettolo, guarda da lontano i volumi del Vte e si lecca le ferite ad ogni folata di vento. Eppure rimane ancora l’imprenditore di riferimento, col più grande gruppo agenziale in Italia, il 2008 si apre con grosse novità ma anche con rinnovate speranze.
Tenace.   

Riccardo Garrone 

Mentre si trastulla col suo gioiellino Cassano la sua ERG si posiziona sul mercato delle energie rinnovabili acquisendo il 60% di Enertad  società di servizi idrici ed energetici. Anche se petrolio ed energie rinnovabili al primo impatto sembrano fare a pugni, Garrone si conferma personaggio atipico, sicuramente svelto, profondamente genovese. E c’è anche chi parla di effetto Grillo. Sornione. 

Giovanni Berneschi 

Nel mare impazzito delle fusioni bancarie la sua Carige tiene ancora bordone. Forse tra le banche con maggiore tradizione ”familiare” in Italia, si allarga sul Basso Piemonte acquisendo 78 sportelli di Intesa Sanpaolo. L’evidente accento genovese potrebbe indurre alla facile ironia ma la tenuta della banca a livello nazionale dipende in buona parte dal carattere particolare e pratico di Berneschi.
Semplice e diretto.
 

Vincenzo Giori (AD Siemes Italia) 

Dopo aver acquisito la Orsi Automazione società tecnologica genovese una grande multinazionale si amplia a Genova (e già questa è la grossa novità).  Con oltre il raddoppio di ricercatori il polo Siemens di Genova si conferma il centro mondiale di ricerca della società per il settore dei software per la gestione della produzione. E da Genova dipenderanno complessivamente 835 ricercatori che operano nel settore a livello mondiale. Uno dei pochi segnali in controtendenza in una città sempre più solamente marittima. In attesa di Erzelli.

Dal confronto dei 3 candidati alla Presidenza dell’Autorità Portuale a Palazzo San Giorgio si potrebbe anche dire che tra il respiro europeo di Costa ed il conversare sornione di Margini, buona parte della città portuale sembra propensa a favorire la concretezza di Merlo. Sarà anche lui, direte, il solito politico prestato alla città, ma dall’attività di assessore ai trasporti ha ricavato i galloni dell’esperto sul campo.
Non sono da poco gli incassi da parte di molti operatori portuali, i terminalisti soprattutto.
Se il sole si vede dal mattino si profila una vittoria a mani basse, con buona pace del Sindaco (che in questo frangente dovrà dimostrare il suo peso “super”).

Peccato che la nomina interessi poco, soprattutto a Ponente, la parte più tartassata dal traffico container. ”I comitati non intendono formulare giudizio alcuno sui tre candidati”.

La città quella del ponente pensa invece al porto lungo, alla ferrovia, alla bretella di Borzoli, tutti modi intelligenti per togliersi da sotto la finestra il traffico container.

Gli interventi dei candidati a Palazzo San Giorgio dal sito di Primocanale

La vicenda dalla nomina del presidente dell’Autorità Portuale conferma quanto è difficile distaccarsi dai vecchi metodi.
Sarà forse per la difficoltà di trovare figure distanti da colori politici, sarà anche per lo scarso profilo delle persone preposte alle scelte, indubbiamente le solite divergenze d’opinioni (largamente dispiegate su tutti i giornali locali) hanno veramente superato il limite.
Come se non fosse già abbastanza l’analoga vicenda della Confindustria nostrana, la nomina di Palazzo San Giorgio ha ormai definitivamente confermato che le nomine delle figure “produttive” sono di fatto prese in ostaggio dalla politica “d’ancien regime”, minate come sono dalle vecchie strategie delle sponsorizzazioni, delle larghe intese, dei meeting gastronomici.

Anche a Genova come in tutto il paese le cose importanti sono nelle mani dei soliti noti e non basta inventarsi (??) le primarie per dare vigore a scelte così importanti come la presidenza del porto italiano più importante.
Questo è il problema principale: la debolezza della politica di fronte alle scelte.
I candidati sono sicuramente persone valide e preparate, è un peccato che da tutta questa sorta di pantomima ne escano quasi screditati prima ancora di cominciare.

Ci vorrà del tempo per cambiare i metodi e le persone. Saremmo quindi molto probabilmente costretti ad accettare decisioni non all’altezza delle esigenze reali, oppure per pura fortuna ci ritroveremo ad aver scelto la persona giusta.
Fa tenerezza il fondo di oggi del Mercantile: “Occorre avere il coraggio di compiere scelte al di fuori dei meschini giochi di piccolo potere locale”.
Qualcuno ci crede ancora? Tra qualche decennio forse.

Nel grande dibattito sul porto del futuro l’impressione è che si parli di progetti ambiziosi senza badare molto a quanto si può fare adesso. Succede quindi che di fronte al grande affresco portuale, portato meritoriamente all’ordine del giorno dalla conferenza programmatica voluta dal sindaco Vincenzi, gli operatori portuali si trovino paradossalmente a fare i conti con problemi irrisolti talmente evidenti da costringerli quasi ad ammainare bandiera di fronte alla possibilità di uno sviluppo costante del porto.

(altro…)

Logisticamente parlando, si potrebbe anche considerare Bossi un politico lungimirante.

 UE non finanzia il Terzo Valico  perché tratta interna.
(Fonte Il Sole 24 Ore)

Se ne leggono di tutti i colori, ironie, distinguo e liti che purtroppo non lasciano ancora spazio ai fatti.
Di fronte a noi la necessità di sviluppare un porto che ogni giorno di più diventa il principale motore della nostra economia (sembra ancora lontana la Genova hightech mentre quella turistica comincia solo ora ad alzare la testa), dall’altra l’esigenza di sostenere l’invasione di containers prevista nei prossimi anni.

L’ultima definizione è quella di porto sostenibile, vale a dire un porto veloce dove i containers non fanno in tempo a toccare terra che sono già partiti per l’hinterland…o come si dice oggi con una certa enfasi “per il retroporto o porto lungo”.

(altro…)

Riprendendo il discorso di ieri intorno a Carige e Terzo Valico, grazie al prezioso lavoro dell’Osservatorio Ligure sull’Informazione, è possibile aggiungere qualche retroscena interessante.
La domanda nasce spontanea:
perché un istituto di credito ha così grande interesse per il terzo valico e per il waterfront, investimenti notevoli ma non immediatamente remunerativi?

La risposta é ben nota, il miglior modo per valorizzare il tesoretto raccolto dalle decine di filiali Carige resta ancora oggi il mattone. Quale miglior occasione per approfittare degli spazi liberati dal terzo valico e dal waterfront?

Ah la lungimiranza genovese
Come dice un vecchio adagio: “palanche ciaman palanche”.
 

Ecco l’intervento di OliNews sull’argomento.

Pagina successiva »