Genova di Notte


Di BredaBusBand 

Movida vuol dire tante cose: dagli albarini tirati del venerdì sera alla disperazione degli abitanti di Piazza delle Erbe. In mezzo c’è tanta gente: c’è chi ci lavora, chi ci passa la nottata, chi invece è solo di passaggio.  
Ad alcuni glielo leggi in faccia che sono solo lì per far soldi, tanto che adesso hanno stoppato le licenze per i locali nel centro storico.
A passarci in mezzo, ad un’età che non ti permette la diretta partecipazione, sembra di rivedere la stessa fiera della vanità degli anni 80, ma con più scazzo meno coscienza e più soldi.
Anche quelli dietro il banco mancano della giusta intenzione. Troppi ristoranti si contendono la moda del momento, riciclando la tradizione.

La movida è cambiata perché è cambiata la gente.

Tempo fa c’era la Panteka, quella sì familiare, autoctona, del posto.
Si passava il tempo improvvisando jam session fino al mattino. Ora chiude e lascia il posto ai disco bar, a tutti quelli che preferiscono i Deejay.  
Sarà anche il segno dei tempi, ma con la Panteka si perde un pezzo della cultura del divertimento cittadino, un esempio per questa Movida senz’anima che spesso fa la guerra col quartiere, un peccato ritrovarci un giorno un magazzino al suo posto.

Grazie oste.    

La BredaBusBand in Panteka  

 

 

 

 

 

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Una chiacchierata con Adriano Silingardi del Centro Culturale Pré, Molo Maddalena.

Il centro storico con le sue contraddizioni ed i suoi tesori. Solo apparentemente al centro dei programmi dei futuri sindaci, nella realtà sempre più presente sui giornali tra cronaca e cultura.
Ogni genovese ha una sua visione del centro storico, ma solo chi ci abita ne conosce appieno i problemi e le potenzialità.
Adriano Silingardi, coordinatore del Centro Culturale Pré Molo Maddalena, nella città vecchia ci vive, ed è da lungo tempo impegnato a dar voce al quartiere sia attraverso le sue fotografie che attraverso le attività del Centro Culturale.
L’abbiamo incontrato per saperne di più, proprio in questi giorni in cui i residenti da più parti si ribellano alla movida.

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A quanti in questi anni hanno celebrato la bella vita del centro storico vorremmo ribattere che dopo tutto questo tempo la Movida non è ancora diventata sinonimo di riqualificazione, sviluppo e recupero.
Già la definizione ha il sapore posticcio di una moda passeggera, ed il movimento non ha messo radici, diventando l’ennesimo rito di passaggio.

Tempo fa infatti la vita notturna girava altrove (Nervi ed il Levante ad esempio) ed il prezzo d’ingresso obbligava in pratica a passare la serata in un solo locale.
Poi per uno strano gioco del destino i giovani si sono spostati in centro dove restava più facile fare il giro dei locali con pochi soldi.
Potrebbe sembrare una spiegazione superficiale ma la Movida non è nata dall’ idea di rivitalizzare zone degradate come ad esempio la Maddalena, ma proprio perché ci siamo trovati con meno soldi in tasca.

La cosiddetta riqualificazione del centro storico è solo la giustificazione “perbenista e tardiva” di questo fenomeno spontaneo di persone, interessi e soldi.

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Buie feste nei bar, scintillanti cadillac e tutta quella gente nella metropolitana e sui treni che sembra grigia nella pioggia, e sembra così scompigliata.

La gente invece ha un bell’aspetto nel buio.

Se chiudi la porta la notte potrebbe durare per sempre
Lascia fuori la luce del sole e di’ ciao al mai
Tutte le persone stanno ballando
E si stanno divertendo così tanto
Vorrei che capitasse anche a me
Ma se chiudi la porta
non dovrò vedere il giorno mai più

(Velvet Underground After Hours)

Vivo in questo condominio da quasi quindici anni e non mi ci sono ancora abituato.
Dalla sera in cui mia moglie mi ha lasciato in eredità il solo servizio buono di porcellana, ho perso la cognizione del tempo.
Anche perché la sua assenza si sta ormai prolungando da più di cinque anni ed il servizio non è più così buono, e nemmeno più tanto numeroso.
Ogni tanto un amico mi gira qualche notizia. L’ultima diceva che era stata vista per le vie di Bombay a braccetto di un secondo violino dell’Orchestra del Teatro Regio di Parma.

Non male per un’impiegata delle poste.

Non mi sono ancora ripreso da quando mi ha tirato i piatti orrendi di sua madre, credeva di aver perso la testa per il barista del circolo Arci di Via Ravecca e aveva bisogno di pensare. Cioè credeva di aver perso la testa per quello lì, come lo chiama mia figlia “il benzinaio”, comunque  l’ho lasciata andare, anzi le ho buttato i vestiti giù dalla finestra, in mezzo alla strada in Canneto.
Ci siamo lasciati quattro volte ed ogni volta l’inquilino del quinto piano, il Matto lo chiamavano, urlava nella tromba delle scale:
 

“Eeeehi la piantateee? Vengo giùùù”

Per un periodo ci tiravamo i vasi in silenzio – piccola pausa di autocritica – ma poi si ricominciava.
Forse l’ultima volta abbiamo esagerato, non dovevo tirar giù la sua roba.

Troppa foga c’ho messo.

Ora mi rimane solo questo condominio: madri, figli, liti e stronzate, valigie e disastri, donne, puttane, e ancora il Matto che urla per le scale.
Dalla strada sale odore di cibo speziato, poi un vago sapore di piscio.
 

”Ma torna qui bbeliiiin ! Non ti ammazza un dolore del genere?
Che razza di angelo sei, porca puttana!”

Nel pomeriggio andammo al Senhor do Bonfim per il soundcheck.
Suonare in quel locale ad un passo dalle onde era per noi quasi un cataclisma. 
Ricordo una sera, molto tempo prima, progettammo di andare ad ascoltare i Morblues proprio in quel locale.
Il Senhor era gremito di gente, pieno di storie.  
I ragazzi salirono sul palco ed attaccarono inaspettatamente “The Thrill is Gone”.
A quell’epoca avevo una vena sentimentale per l’America dei neri, per quello strano modo di tirar fuori l’anima e le budella dagli strumenti e le cose che imparavo da quei vecchi pezzi mi sorprendevano sempre.
Definivano il senso delle cose.

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Domani serata dedicata alla Black Music al Sorpasso di Via dei Giustiniani.
Dall’Ispettore Tibbs a Shaft DubMaster Pillus mixerà le colonne sonore della Blaxploitation – dalle 18.30 fino a notte fonda.

Da non perdere per gli amanti del genere.

Di seguito l’inizio di Shaft girato nel 1971 da Gordon Parks

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