La vicenda dalla nomina del presidente dell’Autorità Portuale conferma quanto è difficile distaccarsi dai vecchi metodi.
Sarà forse per la difficoltà di trovare figure distanti da colori politici, sarà anche per lo scarso profilo delle persone preposte alle scelte, indubbiamente le solite divergenze d’opinioni (largamente dispiegate su tutti i giornali locali) hanno veramente superato il limite.
Come se non fosse già abbastanza l’analoga vicenda della Confindustria nostrana, la nomina di Palazzo San Giorgio ha ormai definitivamente confermato che le nomine delle figure “produttive” sono di fatto prese in ostaggio dalla politica “d’ancien regime”, minate come sono dalle vecchie strategie delle sponsorizzazioni, delle larghe intese, dei meeting gastronomici.

Anche a Genova come in tutto il paese le cose importanti sono nelle mani dei soliti noti e non basta inventarsi (??) le primarie per dare vigore a scelte così importanti come la presidenza del porto italiano più importante.
Questo è il problema principale: la debolezza della politica di fronte alle scelte.
I candidati sono sicuramente persone valide e preparate, è un peccato che da tutta questa sorta di pantomima ne escano quasi screditati prima ancora di cominciare.

Ci vorrà del tempo per cambiare i metodi e le persone. Saremmo quindi molto probabilmente costretti ad accettare decisioni non all’altezza delle esigenze reali, oppure per pura fortuna ci ritroveremo ad aver scelto la persona giusta.
Fa tenerezza il fondo di oggi del Mercantile: “Occorre avere il coraggio di compiere scelte al di fuori dei meschini giochi di piccolo potere locale”.
Qualcuno ci crede ancora? Tra qualche decennio forse.

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