Quando muore un ragazzo per motivi apparentemente incomprensibili è sempre difficile da digerire.
Quando però si parla esclusivamente di calcio malato e violenza negli stadi la questione puzza d’ipocrisia lontano un miglio.
Si tratta di cose note, gli ultras esistono da sempre, le società da sempre tollerano per vari motivi anche economici, ma limitarsi alla solita manfrina senza avere alcuna idea dell’accaduto (come ad esempio Sky Calcio Show con tanto di gigantografia della vittima e musica ad effetto) è proprio poca cosa.

Solo pochi commentatori citano il colpevole ritardo del Viminale nel fare chiarezza sulla questione che ha finito per fomentare i disordini già peraltro prevedibili, pochi sottolineano il fatto che questa volta il calcio non c’entra.
Pochissimi infine segnalano il vuoto professionale (ed il pieno emotivo) di un agente che pur non avendo una percezione chiara dell’accaduto non trova di meglio che sparare qualche colpo in aria.

Non si tratta di facile colpevolizzazione, il povero poliziotto ne avrà già abbastanza da sé stesso, le perplessità derivano invece dal fatto che dal G8 ad oggi siamo ancora a discutere sul clima costante di violenza subito dalle forze dell’ordine con e senza calcio, ma al tempo stesso, visto che si tratta di situazioni ripetute, non sembra esserci un miglioramento.

Se effettivamente la salute fisica e mentale degli agenti é un problema così grave sembra quantomeno auspicabile, oltre che prevedere leggi severissime per tutti (ultras in primis), definire le cose urgenti da fare per garantire la tenuta professionale e psicologica delle forze dell’ordine. 

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