“La partecipazione di massa ha dimostrato che il Pd non nasce da una fusione a freddo” la dichiarazione di Mario Tullo eletto segretario regionale del Partito Democratico ha qualcosa di vero.
3 milioni di votanti pari al 5% della popolazione italiana non sono un semplice artifizio di partito, lo stesso per gli 80 mila circa in Liguria.

Quello che invece non viene sottolineato è che il voto di domenica non lascia scampo.
Non si tratta infatti di una risposta all’antipolitica come dice Veltroni, ma la richiesta “civile”  di una politica nel senso letterale del termine. Non più argomento per inchieste televisive o bestseller ma gestione quanto più coerente ed onesta della cosa pubblica.

Ma le primarie sono state soprattutto un’occasione di visibilità per la gente – e su questo punto non si vede questa grossa differenza col V-Day.

Forse i nuovi dirigenti del Partito Democratico dovrebbero sapere che molti dei “grillini”, gli stessi che adesso contestano le liste bloccate e le irregolarità di voto, hanno in buona parte partecipato alle primarie, quindi esiste ancora fiducia nel mezzo.
Chi non lo ha fatto è solo più attendista.

Sarebbe quindi opportuno che tutti gli eletti cominciassero subito a considerare che la visibilità ottenuta con queste primarie dovrebbe indurli a cancellare dal proprio vocabolario l’espressione “funzionario di partito”.

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