Paradossalmente la politica oggi per sopravvivere avrebbe bisogno di decisioni quanto più distanti dalla sua definizione comune. Troppo spesso si legge di tattiche e strategie di posizionamento all’interno di partiti ed apparati, invece che delle necessità quotidiane dei cittadini.
Si tratta di un discorso valido in primis a livello nazionale, ma anche Genova non si discosta di molto, confermando di essere una rappresentazione dei pregi e dei difetti della politica nazionale.

I partiti, presenti e futuri, con il loro atteggiamento autoreferenziale fatto di riti e distinguo vecchi e stantii, non hanno ancora intuito che la politica cittadina dovrebbe essere per prima cosa indipendente, molto pratica e vicina alla gente.

 

Invece assistiamo a polemiche interne su entrambi i fronti, tutti convinti che le opinioni strategiche di Monteleone o Gagliardi (per fare due nomi sui giornali di oggi) siano punti fondamentali della vita comune.
L’antipolitica di questi giorni si incastra proprio in questo discorso: ogni dichiarazione nasce col timbro di una sfiducia totale, col dubbio che ci sia sempre un interesse personale o corporativo ad alimentare le decisioni.
Per questo il Sindaco Vincenzi si affanna nel ribadire, ogni volta se ne presenti l’occasione, la propria indipendenza, cercando di sfilarsi dall’immagine da politico che si è (e le hanno) cucito addosso.
Per questo Enrico Musso si defila dai “suoi” partiti, relegandoli ad un tavolo di “coordinamento politico (??)”, nel progetto di giunta ombra composta completamente da tecnici.

Prendere le distanze è la prima cosa.

Probabilmente si tratta di pura ingenuità e la classe politica non cambierà registro. Forse ha ragione Gramellini sulla Stampa di ieri, quando dice che il potere è un virus che contagia chiunque lo tocchi…aggiungiamo noi  vecchi o nuovi personaggi che siano.

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