Leggevo l’altro giorno sulla stampa alcune considerazioni sugli investigatori vecchio stampo, quelli tanto cari alle fiction che con l’intelligenza e l’intuito riuscivano a risolvere casi intricati e difficili.
Non è un caso che riferisca al passato visto che oggi l’investigatore tradizionale sembra non esistere più.
I RIS ed i PM hanno semplicemente occupato tutto lo spazio, senza contare i fumogeni delle dichiarazioni quando si tratta di una storia “pesante”. Non passa giorno senza avere un dettaglio tecnico quasi sempre ininfluente.
L’esempio è l’omicidio di Cogne, poi Garlasco: oggi si parla di un numero verde per le chiamate anonime, domani chissà.


 


Venendo giù da noi, alla vicenda di Luca Delfino, suona quantomeno stonato sentire esponenti di polizia e magistratura litigare per le reciproche mancanze ed incompetenze.
Ora sembra che Delfino non sia stato inizialmente arrestato per l’omicidio di Laura Biggi a Voltri proprio per i dati incompleti passati dagli investigatori.
Conseguenza: inchiesta del Ministero.
Una volta si diceva “laviamo i panni in casa” oggi giorno si ritiene più giusto scambiarsi reciproche accuse subito, poi si pensa a rispondere alle autorità competenti, anche se tutto questo appare come una porta aperta sull’incompetenza.

Cosa c’é allora che non và?
Cosa si dovrebbe fare per uscire da questo clima da derby?
Sembra che ci sia ovunque la necessità di liberarsi delle responsabilità, quasi che di una carica di rilevo si voglia usufruire solo degli aspetti positivi.
E’ una tendenza ormai comune a tutti i livelli ma se questo riguarda le forze dell’ordine o la magistratura la questione assume connotati più inquietanti.
Ci vorrebbe un ritorno alla professione, si dovrebbero inserire nei corsi di laurea e di formazione degli appositi esami di etica e deontologia professionale perché riservatezza e sensibilità sono i primissimi requisiti per poter esercitare queste professioni, come la professione medica niente di diverso.
Riservatezza per salvaguardare due istituzioni importanti ma che essendo costituite da persone  possono commettere degli errori; sensibilità perché si dovrebbe pensare a spiegare SOLO alle persone interessate la realtà dei fatti e le ragioni che hanno determinato quelle decisioni che, come nel caso della povera ragazza di Voltri, non possono essere state prese senza motivo e con tale superficialità.

Pensatela come volete ma in questi casi la cosa più importante non è solo la certezza della pena ma anche la certezza di un’indagine seria e in buona fede.

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