E’ proprio vero che le fasi di transizione nascondono sempre i primi segnali di cambiamento.
Dopo la sconfitta di misura la destra rimane allibita dall’atteggiamento bipartisan dell’ex candidato Enrico Musso, il centrosinistra, peraltro concentrato a cucinare la minestra del Partito Democratico, si dimentica della sindaco Marta Vincenzi che si avvia alla gestione “monarchica” del suo mandato.


 

A ben vedere i due ex-candidati non si discostano molto da quanto già espresso durante la campagna elettorale: una certa diversità politica e personale. La differenza stà tutta nei partiti delle rispettive coalizioni che, finita la bagarre elettorale, si trovano a dover fare i conti con queste differenze.
Basta una votazione solitaria di Musso concorde col centrosinistra sui presidenti di commissione per spaccare il fronte dei partiti – che subito si affrettano a convocare una incontro urgente per chiarire la questione.
D’altronde è difficile immaginare il capo dell’opposizione improvvisamente bipartisan.

Quel che traspare è una concezione tradizionale della politica che ha ormai fatto il suo tempo, un interpretazione della contesa politica cittadina troppo legata ai personalismi ed agli stereotipi di parte. Un’anomalia oggi sempre più evidente con personaggi così poco politici come Musso e Vincenzi.  
Non è un caso che Enrico Musso parli apertamente di un’opposizione da rifondare (Repubblica 8 agosto) non lesini critiche alla sua parte politica “”L’opposizione non si può fare lanciando i pomodori nella Sala Rossa con la sola logica di apparire”.
Potrà anche essere vista come strano modo di fare opposizione ma se non dovesse rivelarsi un tentativo velleitario, porterebbe ad un modo di fare opposizione sicuramente più vicino ai problemi ed ai progetti della città.
Dall’altra parte Marta Vincenzi corre a briglia sciolta alla faccia della continuità, diventando il primo sindaco ad avere un campo così “libero” dai partiti.

Si apre la Strana Stagione, ne vedremo delle belle.

Annunci