E proprio mentre si accennava al fatto che lavorare nel porto di Genova è peggio che in altri porti liguri, una ricerca dell’Università prova a quantificare i costi derivanti dall’inefficienza dello scalo genovese.
Lo studio rivela che in media i ritardi nell’espletamento delle attività doganali costano giornalmente circa 4.221.000 Euro, molto di più se si considerano poi i ritardi dovuti ai blocchi dei terminal per problemi metereologici, agitazioni sindacali, inefficienze.

Se si tiene conto che i volumi movimentati quest’anno dovrebbero attestarsi complessivamente intorno ai 2 milioni di teus il danno è tutt’altro che trascurabile.

Il Presidente degli Spedizionieri Piero Lazzari sostiene la necessità di una Carta dei Servizi “che obblighi ogni operatore dello scalo a svolgere attività in tempi certi”.
Si tratta sicuramente di un’iniziativa auspicabile, solo se dalle dichiarazioni pubbliche si passasse alle relative traduzioni pratiche.
Ad esempio si potrebbe ricordare ai principali operatori portuali (trasportatori, operatori doganali, terminals) che per avere una certa qualità del servizio il personale dovrebbe essere ben formato e remunerato.
La qualità sovente pessima del personale spesso dipende dalle piccole dimensioni e dall’organizzazione approssimativa di molte società dell’indotto portuale; a cominciare proprio dagli spedizionieri doganali, società dove il turnover del personale è altissimo.
D’altro canto il gap tra le mansioni direttive/commerciali e quelle operative è ancora troppo grande per permettere un adeguato reclutamento di laureati nel settore. La formazione non dovrebbe solo limitarsi ai Master in Logistica ma finalmente concentrarsi sulla valorizzazione delle figure professionali intermedie che costituiscono la base del lavoro giornaliero.

Infine una breve postilla sui terminals.

I terminal genovesi non brillano certo per l’offerta di strumenti informatici utili a migliorare il servizio portuale.
Il porto di La Spezia, benché congestionato e di ben più piccole dimensioni, offre da ormai molto tempo un sito internet fruibile e utile agli operatori, finalizzato anche al risparmio dei costi.
Si tratta certamente di una bella lezione dei tanto “odiati” cugini spezzini.
Quando si potrà avere la stessa cosa a Genova?
In pieno dibattito sulle infrastrutture quando sarò possibile superare anche da noi l’era del fax o, come dicono molti del settore, l’era della carta della focaccia?

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