Una recente indagine di Altroconsumo ha confermato che l’acqua del rubinetto in 35 città italiane è buona e sicura. La più cristallina è negli acquedotti di L’Aquila, Cagliari, Pavia, Aosta e Bergamo.
A Genova, secondo il giudizio severo di Altroconsumo, non raggiungiamo la sufficienza a causa dell’acqua un po’ “pesante”, ma risulta comunque potabile e nel rispetto della legge.

L’indagine si concentra sulla valutazione di moltissime sostanze e anche se l’acqua prelevata in Piazza Campetto risulta essere la più dolce d’Italia, vale a dire la più light, e con i residui fissi più bassi (cavallo di battaglia di tutte le pubblicità delle acque minerali), siamo purtroppo bocciati per la presenza di nichel, trielina e cloroformio seppur in quantità inferiori alla metà del massimo consentito.

In linea di massima però la qualità dell’acqua di casa nostra rivaleggia con quella delle migliori acque minerali, non proprio economiche.

 

La ricerca conferma che l’acqua di città è salubre e può essere tranquillamente utilizzata per il consumo alimentare.
Ne risulta quindi che il massiccio ricorso all’acqua in bottiglia è immotivato. Vale a dire che
sopravvalutare la minerale è poco ragionevole, tanto quanto diffidare dell’acqua dell’acquedotto.

Ma allora perché proprio gli italiani sono i maggiori consumatori di acqua minerale al mondo?

“Solo per pregiudizio” afferma la dott.ssa Claudia Chiozzotto responsabile dello studio, o forse anche per una certa visione “moderna” del benessere.  
La tesi della ricercatrice sembra confermata dai consumi delle famiglie: tendenzialmente si compra l’acqua minerale più simile a quella di casa. A Genova vanno di più le etichette light. Facciamo qualche nome? Sant’Anna, Acqua Panna, Rocchetta, Santa Croce e l’elenco sarebbe lungo.

Le buone notizie quando c’ è di mezzo il denaro non hanno certo terreno fertile, però semplificarsi un po’ la vita non farebbe certo male, magari ricominciando dalla brocca d’acqua sulla tavola, evitando di dover trasportare pesanti confezioni di bottiglie scarsamente riciclabili.

Per chi non fosse ancora convinto Mauro D’Ascenzi, presidente di Federutility, l’associazione che raccoglie le aziende idriche italiane, è abbastanza chiaro:
«I gusti sono gusti, ci mancherebbe. Ma la cosa più importante è che nel nostro Paese l’ acqua di rubinetto è perfettamente sicura. Con buona pace di tante pubblicità». E a chi non piace? «Faccia questo esperimento. Prenda due bicchieri uguali, uno di minerale e uno di naturale, li metta in frigo e li beva dopo un quarto d’ ora. Io dico che non li saprà riconoscere, più o meno una volta su due».

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