Stamane mi trovavo all’autolavaggio per lavare il mio scooterone, nelle cuffiette John Fogerty stritolandosi la gola cantava Born on the Bayou, ma né il peugeottino parcheggiato accanto né il suo proprietario diciottenne parevano gradire.
Soprattutto gli acuti.
Le nuove generazioni amano suoni più circolari, dilatati e rarefatti.
Quel tipo di cose che si gonfiano silenziose e riempono la stanza per poi scoppiarti in faccia senza preavviso.
Io invece, che spesso mi atteggio a cantante blues, vorrei avere quella voce di carta vetro, ma devo accontentarmi di una pallida imitazione.

Cosmo’s Factory
però è sempre un gran disco, il rhythm and blues suonato dai Creedence diventa improvvisamente più diretto e senza fronzoli anche se perde quella patina sexy tipicamente nera.
Ascoltando questo disco arrivi persino a rivalutare le camice di flanella (vedi video).
Ti sembra di scorgere, nitida e ben definitiva l’America operaia, quella di poche parole e vagamente ignorante, che partiva per il Vietnam
 

Leggi la recensione di Cosmo’s Factory sul sito di Disco Club

Vedi il Video di Born on the Bayou su Zero10 Reloaded.

Annunci