Tempo fa si parlava di Enrico Preziosi e del suo rapporto con la Città (quella con la C maiuscola vale a dire quella economica, politica ed imprenditoriale).
Si scriveva di un rapporto quasi inesistente, fondato sulla reciproca indifferenza.
La Genova-bene di fronte ad un presidente che è l’antitesi della tipica genovesità al ribasso (cit. Il secolo XIX), avrebbe snobisticamente declinato qualsiasi rapporto.
Eppure adesso dopo la festa di domenica, bisognerà in qualche modo farci i conti.
Perché nonostante il silenzio della borghesia cittadina, è sempre più chiaro che per salvare metà della Genova calcistica occorreva un imprenditore “straniero”, poco dedito al mugugno e testardamente determinato.

Ci sarà ancora qualcuno, tenacemente critico nei confronti di questo presidente, che penserà ancora ad un Genoa diverso, di proprietà genovese e saldamente legato alle proprie radici, è però opportuno ammettere che quei tempi sono passati e sinceramente volavano abbastanza bassi.
Piaccia o non piaccia il calcio è oggi fatto anche di personaggi come Enrico Preziosi che in fondo hanno poco da spartire con i colori rossoblù ma hanno però la capacità non comune di dedicarsi al lavoro (perché di questo si tratta) con l’ambizione, i soldi e il tempo che mancano da troppo tempo in questa città.

Può non piacere ma è così.

Genova non è diversa dalle altre piazze, anzi ha già purtroppo dimostrato di non essere stata in grado di sviluppare un progetto serio intorno al Genoa.

Per scrivere ancora una pagina importante del calcio genovese c’è voluto un alieno…la Genova-bene festeggia vagamente attonita affacciata al balcone. 

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