di Monica Lanfranco  (Via Alternativamente)


Ciao a tutti, prometto che sarà quasi sicuramente la prima e unica nota che scriverò sulla politica locale di questa mia martoriata città, perchè da anni, per la precisione  dal  G8, la delusione e lo sconforto è stato tale che ho smesso di appassionarmi e di credere che le cose potessero migliorare, e quindi cambiare.
Da donna di sinistra sono una cittadina educata, e denunciando con questo anche la datazione della mia formazione e della mia anagrafe (le persone più giovani non hanno alcuna formazione civica politica, e quindi non possono nemmeno essere educate), farò i miei auguri alla nuova giunta genovese, molto celebrata anche perchè a guidarla è la ormai notissima Marta Vincenzi, una donna senza dubbio energica e capace di vincere anche su avversari temibili e soprattutto di farlo nel clima paludoso di Genova, dove le energie sono solitamente impegnate a fare fallire i progetti altrui piuttosto che a costruire occasioni plurali, almeno nella tradizione della sinistra.
Una donna che non lesina, ci dice la stampa locale, un linguaggio e un approccio camallo persino ai cosiddetti guru dei quali ha deciso di circondarsi: a Freccero dice “dammi una mano e non rompere le palle” (speriamo che non parli delle sue, non si sa mai, le donne al potere si sa adottano linguaggi  e modi maschili perchè pensano di essere in questo modo migliori delle donne normali) e cattura l’inarrivabile Piano per dare una sistemata all’urbanistica.


Speriamo che almeno la zona di via Prè, ferma al degrado di 30 anni fa nonostante la pioggia di soldi delle Colombiane prima e del G8 poi ne tragga qualche vantaggio, per non parlare di Cornigliano e del fallimento del piano di risanamento.
La faccio breve e vengo al mio caruggio, che essendo una femmina è quello riguardante le Pari Opportunità. Di recente l’ultima che mi è successa lavorando (fuori Genova, naturalmente) in un progetto sulla cultura delle donne commissionatomi da un piccolo comune piemontese è stata sentirmi dire che “forse era discriminatorio parlare solo delle donne” nel titolo di una iniziativa dedicata alle donne. Mi si suggeriva di non usare la parola donna per non far sentire discriminati gli uomini, magari era meglio ometterla.

Mi sembrava lievemente kafkiano il tutto, ma penso che quel momento di straniamento sia stato superato quando ho appreso che l’assessorato genovese alle Pari opportunità della mia città è stato modificato in Assessorato alle Pari opportunità, Agenda 21, Tempi della città e animali.
Ora si sa che le parole sono pietre, e che se ci si rivolge ai guru della comunicazione qualche significato al simbolico forse lo si attribuisce, sempre che si sappia di cosa sto scrivendo.

Non credo che esistano altri luoghi significativi in Italia dove l’assessorato alle pari opportunità è collegato con una delega così particolare come quella agli animali. So di tentativi poetici e politicamente alti come gli assessorati alla dignità (a Napoli e Venezia) e di proposte, sempre a Venezia, da parte di gruppi di donne per l’stituzione di un assessorato alle bellezze del territorio.
Suppongo che se si affida la cultura di una città ad un esperto di televisione questo fatto sia il sintomo chiaro che la mutazione socio antropologica della politica e della comunità è giunta al compimento: dopo un presidente del Consiglio miliardario e proprietario di tv commerciali perchè non si deve governare la cultura senza l’impero dell’immagine, magari proponendo un festival sul cinema fatto da chi possiede un cellulare con fotocamera?  

Ma penso che il sintomo più evidente del mutamento sia davvero l’avere scelto di accorpare, nella stessa frase che declina un luogo decisionale nevralgico per il governo locale, le pari opportunità con gli animali. Chi scrive è amante dei felini, vegetariana da sempre, quindi animalista per definizione: ogni iniziativa che la rivista Marea ha pensato in città e altrove ci ha viste offrire rinfreschi e cene rigorosamente e golosamente senza uso di carne e pesce.  Ma, sempre se il simbolico ha un senso e un peso, donne e animali sono un binomio che non avrei voluto vedere insieme nella politica decisionale. Si dice che non si può  avere un assessorato dedicato solo alle pari opportunità, perchè ci sono tante cose da fare e poche risorse: è un ritornello, quello delle priorità, che ci viene propinato da una trentina d’anni, insieme all’alibi che noi stesse forniamo al mondo: non è forse vero che sono le donne a prendersi cura del mondo, e quindi ad essere capaci oblativamente di occuparsi di più cose contemporaneamente?  

Perchè allora sento il bisogno impellente di diventare egoista, accentratrice e furiosamente sorda a qualsiasi metissage, tanto da volere un solo assessorato e tutto e solo per la metà delle persone che compongono la società? Perchè non si accorpano le Politiche delle sviluppo, o la Città educativa, o la città sostenibile, o la sicurezza con gli animali? Perchè non si destinano, per cambiare, risorse e unicità alle politiche di genere (come forse sarebbe meglio chiamare oggi la questione del riordino e bilanciamento della democrazia sessuata)? Si tratta di uno scivolone freudiano sul vecchio ( e riesumato per l’occasione con successo) “donne e buoi dei paesi tuoi”? sarà una trovata mediatica?Ho finito davvero, auguri a tutte noi, qualunque sia il vostro animale preferito, sperando che al primo posto non ci siamo i politici e le politiche.

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