Alla lunga questa campagna elettorale non poteva che stancare.
Mancano 4 giorni ed i candidati hanno praticamente sparato tutte le cartucce.
L’ultimo giro dei pezzi grossi e poi si vota.
Al di là delle percentuali che riusciranno a raggranellare i candidati, sarà interessante vedere l’affluenza alle urne, perché proprio questo sarà l’indice di questa tornata elettorale.


Questa campagna non si è certo distinta per il dialogo, ne sono testimonianza il silenzio della Vincenzi, teso a togliere terra (ed argomenti) al suo avversario, la veemenza di Enrico Musso che invece ha improntato la sua campagna sulla ricerca del “duello” e sulla conseguente protesta per la mancata contrapposizione, ed infine il magro apporto degli altri candidati lasciati desolatamente al ruolo di comparse.
Se il gioco democratico si misura proprio attraverso la dialettica fra le parti politiche, una dialettica che non è retorica basata solo sugli slogan, siamo al paradosso di una politica locale che non si parla, e questo non è certo un buon segno.
Speriamo siano solo tattiche elettorali. Ci sono troppe questioni che meritano decisioni di buon senso ed una politica che scimmiotta la retorica della contrapposizione nazionale non serve a nessuno.
Qui la politica deve assolutamente recuperare quella concretezza tutta genovese che ci siamo purtroppo persi per strada.

Mai come in questo caso la parola spetta ai cittadini, e l’affluenza ci dirà se siamo o meno in questa fase di rinnovamento per la città, se esiste questa voglia di riscatto tanto reclamata da più parti con sfumature diverse ed interessi più o meno legittimi.

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