Una chiacchierata con Adriano Silingardi del Centro Culturale Pré, Molo Maddalena.

Il centro storico con le sue contraddizioni ed i suoi tesori. Solo apparentemente al centro dei programmi dei futuri sindaci, nella realtà sempre più presente sui giornali tra cronaca e cultura.
Ogni genovese ha una sua visione del centro storico, ma solo chi ci abita ne conosce appieno i problemi e le potenzialità.
Adriano Silingardi, coordinatore del Centro Culturale Pré Molo Maddalena, nella città vecchia ci vive, ed è da lungo tempo impegnato a dar voce al quartiere sia attraverso le sue fotografie che attraverso le attività del Centro Culturale.
L’abbiamo incontrato per saperne di più, proprio in questi giorni in cui i residenti da più parti si ribellano alla movida.

La Movida ha cambiato in un certo senso il centro storico, solo che all´aumento delle persone si è a nostro avviso accompagnata solo una riqualificazione parziale del centro storico. Quali secondo lei gli aspetti positivi di questa ondata di nuovi locali e vita notturna?Quali invece i negativi? 
La riqualificazione del centro storico ha avuto sostanzialmente due motori:
1) la riqualificazione edilizia, principalmente avvenuta a carico dei privati, visto che il comune si è occupato solo delle operazioni relative a blocchi di edifici di pregio (S.Lorenzo, Via Del Campo, via Lomellini, la Ripa ecc)
2) riqualificazione di immagine, che passa attraverso operazioni importanti, prima tra tutte l’università di architettura in S.Agostino, il teatro della Tosse e altre.
La (sic) movida nasce dopo, approfittando anche dal ricambio di abitanti della città vecchia, meno operai del porto, meno proletariato, meno malavita tradizionale. La scarsa identità societaria del tessuto abitativo e l’aumento dei prezzi d’acquisto degli appartamenti e degli affitti favorisce l’inserimento di studenti (affitti divisi in tanti) e l’acquisto da parte di giovani professionisti alla ricerca di un posto trendy, e non di famiglie interessate ad altre opzioni di vita.
Gli aspetti positivi sono una certa sprovincializzazione della città e un pò di vita serale.
Quelli negativi sono diversi; innanzi tutto l’indifferenza totale della maggior parte dei giovani serali nei confronti della città antica, della sua storia, dei suoi monumenti e dei suoi abitanti. Il comportamento comune è quello di essere in una terra di nessuno, dove tutto è lecito per tutta la notte, senza timore di reazioni o di sanzioni.
Queste le conseguenze “istantanee”, mentre vi sono delle conseguenze a lungo termine, ad esempio l’espulsione degli artigiani e delle botteghe “normali” dalle zone pregiate della città antica, divenendo impossibile competere sul piano degli affitti commerciali con i locali pubblici di ogni genere, disposti a spendere moltissimo. Questo causa l’impoverimento del tessuto commerciale tradizionale, vediamo infatti gia oggi in Canneto il Lungo, San Bernardo ecc che di giorno vi sono mille saracinesche abbassate mentre di sera….

Sempre più frequenti le lamentele dei residenti su rumore, parcheggio selvaggio ecc. a questo i clienti ed i gestori dei locali non rispondono o si trincerano su altrettante buone ragioni, perché questa mancanza di dialogo?
Manca quasi totalmente da parte dei gestori la comprensione delle ragioni degli altri e la volontà di agire per mitigare le conseguenze negative; un esempio su tutti: la totalità dei locali pubblici ha cessi minuscoli, inarrivabili, chiusi, sporchi; non stupisce che gli avventori facciano i loro bisogni per strada! Altro esempio: nessun gestore, quando chiude l’attività, sente la necessità di dare almeno una ripulita nelle immediate vicinanze, ad esempio ritirando bicchieri, bottiglie e altro abbandonate sulle automobili, sui davanzali, nei portoni; d’accordo che non è compito loro dal punto di vista del diritto, ma i lauti guadagni che intascano li dovrebbero spingere a fare qualcosina.

Cosa si dovrebbe fare per far coesistere queste due realtà cosi diverse? E´ vero secondo lei che il problema nasce soprattutto dal fatto che chi ha le attività economiche nel centro storico spesso non vive il quartiere?
La coesistenza non può esistere se una delle parti ha tutti i diritti e nessun dovere, mentre l’altra parte subisce tutti gli svantaggi senza poter reagire in modo significativo. Dove vivono gli esercenti secondo me non conta, conta invece la volontà.
Comunque senza regole non esiste possibilità di coesistenza pacifica, considerando anche che gli unici veri benefici sono quelli economici che finiscono nelle tasche dei gestori, al quartiere resta solo il casino, la rumenta, le scritte sui muri medioevali.

I candidati sindaco propongono ricette differenti con il medesimo obiettivo, maggiore sicurezza, maggiore vivibilità, zona franca della cultura, distretto culturale ecc. Al di là delle preferenze politiche quali le cose che la prossima amministrazione dovrebbe fare subito e quali in prospettiva ?
Secondo me il problema di fondo è la mancanza di un disegno complessivo del centro storico, un’idea guida che definisca (non in modo burocratico, per carità) cosa è e cosa sarà la città antica: un quartiere residenziale? Una Las Vegas dei misci ? Un borgo raffinato da destinare ai milanesi con posto barca?
Io preferirei un quartiere vivo, abitato da persone di ogni estrazione, da artigiani, con botteghe di ogni genere, attività culturali di alto livello, con locali pubblici che siano amici della città antica e dei suoi abitanti, con ristoranti e osterie aperte magari anche alla domenica, quando gli agognati turisti vagano sconsolati in cerca di cibo. Qualunque intervento ha poco peso se non rientra in un grande progetto per la città antica.

Quali le aree del centro storico più degradate che necessitano degli interventi più urgenti? Quali interventi per risolvere il degrado?
Le aree degradate che ancora persistono (il Ghetto, in parte La Maddalena o San Bernardo) possono essere recuperate con la formula già descritta, riqualificazione dei muri e riqualificazione delle idee. La sicurezza, argomento così dibattuto (specialmente da quelli che non vivono nei carruggi) è un problema che si può risolvere, lavorando specialmente sui giovani immigrati abbandonati a se stessi, favorendo la scolarizzazione e la ricerca del lavoro; forse non guasterebbe anche qualche poliziotto che passeggiasse per i carruggi, invece di vedere dozzine di auto (CC, PS, Finanza ecc) che vanno avanti e indietro nelle aree pedonali…..

Esiste secondo lei un´idea forte, una strategia per il centro storico? E´ percepita dalla classe politica di questa città? Non mi sembra che le forze politiche in generale abbiano una visione forte della città vecchia, infatti i provvedimenti che vengono adottati spesso sono in contrapposizione o comunque paiono al di fuori di un disegno complessivo. Occorre comunque riconoscere che le ultime amministrazioni hanno operato bene per quanto riguarda importanti comparti, il distretto dei musei, le grandi vie storiche e anche altro. Purtroppo non tutte le operazioni ben fatte hanno effetto automatico sui problemi del quartiere e dei suoi abitanti.

In questo contesto quale ruolo dovrebbero avere i Comitati Cittadini o le Associazioni Culturali? Quali le attività del vostro centro culturale?
I comitati e le associazioni hanno sempre avuto un ruolo di stimolo e di proposta nei confronti delle amministrazioni. Il Centro Culturale Prè Molo Maddalena è una piccola realtà fatta di persone che da molti anni sono impegnate sul centro storico (e non solo). 

Annunci