Nella vicenda della rivista universitaria Ergo Sum chiusa in seguito alla sospensione dei contributi della Provincia, c’è qualcosa che non mi convince.
Mi perdoneranno le parti in causa ma sono convinto che se i periodici si reggessero solo sulle vendite, o su forme di autofinanziamento lontane dalle istituzioni non ci sarebbe bisogno di queste polemiche strumentali.

L’Italia è un paese strano dove l’opposizione si può fare solo con i soldi del governo (meglio dire dei contribuenti) e persino le idee più innovative chiedono sempre la benedizione pecuniaria delle autorità.
Nel caso specifico una rivista che vive di contributi pubblici si scontra con un quotidiano nelle medesime condizioni.

Qualcosa suona strano oppure no?

In un paese normale l’articolo del Giornale avrebbe forse scatenato la polemica, ma anche aumentato la tiratura d’entrambi i giornali senza fare vittime.
Qui invece, a parte il fatto che qualcuno ne é uscito con le ossa rotte, ci troviamo di fronte ad una specie di assistenzialismo che sottointende, checché ne dicano gli intellettuali, una certa responsabilità nei confronti dei finanziatori…e conseguentemente una minore libertà di parola.

I ragazzi di Ergo Sum dovrebbero ribellarsi a questo meccanismo, sottraendosi agli attacchi del Giornale. Solo con l’autonomia si ha piena libertà di contenuti.

Leggi l’articolo del Giornale
Leggi la notizia della chiusura di Ergo Sum su Mentelocale

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