A quanti in questi anni hanno celebrato la bella vita del centro storico vorremmo ribattere che dopo tutto questo tempo la Movida non è ancora diventata sinonimo di riqualificazione, sviluppo e recupero.
Già la definizione ha il sapore posticcio di una moda passeggera, ed il movimento non ha messo radici, diventando l’ennesimo rito di passaggio.

Tempo fa infatti la vita notturna girava altrove (Nervi ed il Levante ad esempio) ed il prezzo d’ingresso obbligava in pratica a passare la serata in un solo locale.
Poi per uno strano gioco del destino i giovani si sono spostati in centro dove restava più facile fare il giro dei locali con pochi soldi.
Potrebbe sembrare una spiegazione superficiale ma la Movida non è nata dall’ idea di rivitalizzare zone degradate come ad esempio la Maddalena, ma proprio perché ci siamo trovati con meno soldi in tasca.

La cosiddetta riqualificazione del centro storico è solo la giustificazione “perbenista e tardiva” di questo fenomeno spontaneo di persone, interessi e soldi.


Tratteggiare la Movida come il traino del recupero del centro storico sembra quantomeno una presa per i fondelli, ben’altra cosa sono infatti le operazioni come quella di Santa Brigida e adesso di Pré.

Conosco per frequentazioni varie la mentalità di molti gestori che hanno la fortuna di avere la propria attività in un’area di pregio o particolare richiamo.
Spesso non hanno legami col quartiere.
Il problema principale della movida è proprio qui.
Chi la gestisce e chi la frequenta non vive il quartiere e quindi non capisce le dinamiche, le abitudini, gli abitanti ed i suoi disagi. L’unico scopo è farsi un giro – venerdì, sabato e qualche volta domenica – poco importano le altre sere della settimana.

Il risultato è nelle tantissime saracinesche chiuse durante la settimana. Una desolazione.
Cosa di dovrebbe fare?

Hanno ragione al Centro Culturale Pré Molo Maddalena:


”Il centro storico deve essere un quartiere vivo, dove si trovino giovani famiglie, anziani, studenti e operatori commerciali, artigiani ed artisti. Non può diventare un quartiere di tendenza  per studenti fuori sede e giovani gaudenti. Deserto di giorno e caotico la notte”.

Un avviso alla prossima amministrazione comunale, che dovrà pur provare a restituire il centro storico ai suoi abitanti. In fondo è sufficiente un quartiere normale, non la zona franca della maleducazione, dell’imbecillità alcolica, dell’llegalità.

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