Sarà il carattere tipico di questa città, distaccata, chiusa, progressivamente individualista. Sarà forse la crescente indifferenza dei giovani alla politica, la generazione senza speranza come definita oggi sulla Stampa, sarà l’inconcludenza della politica nazionale, resta il fatto che questa campagna elettorale non appassiona.

Eppure i comitati fioccano, la voglia di partecipazione dei cittadini è sempre più intensa, i quartieri si mobilitano, niente di tutto questo traspare dal dibattito elettorale.
I candidati seguono la corrente, cercano il dialogo solo per calibrare le dichiarazioni pubbliche, è chiaro però che un dialogo continuativo con la città per il momento non è nelle priorità.


Il problema di fondo sta proprio nella mancanza di dialogo, gli amministratori si trovano nella posizione di quell’impiegato sommerso dal troppo lavoro e quindi con poco tempo da dedicare alle nuove richieste, la città è quel collega sfiduciato che non ha ancora ricevuto un accenno di risposta.

Scrive Manzitti su Repubblica di oggi:
“C’era una volta Garrone che sfornava un progetto globale all’anno. Il sindaco Cerofolini s’infuriava, ma su quell’idea ci si scannava e si elaborava. [..] C’era una volta uno come Giovanni Gambardella presidente Finsider che proponeva Utopia per superare la siderurgia e intorno a quell’idea la politica macinava. Poi tutto è cambiato e soprattutto la città si è deindustrializzata non certo per colpa delle giunte di sinistra [..], gli imprenditori però hanno in qualche modo continuato a proporre delle idee-forza. [..] 
Manco gli hanno risposto. 
Il dialogo progettuale sulla città che cerca di cambiare diventa così sempre un soliloquio dei candidati sindaci e ci si rifugia dietro alle più diverse spiegazioni per giustificare la mancanza di orizzonti”.
 

Cosa manca allora?
Perché le forze sociali ed economiche non hanno oggi lo stesso atteggiamento propositivo del passato?
Perché si fa sentire solo la città comune tra comitati, meetup e proteste spontanee?
La risposta stà nella stanchezza della politica (locale e non), che dovrebbe oggi come non mai stimolare la scintilla del futuro ma al tempo stesso concentrarsi su tre-quattro cose importanti a cui dare risposte definite e concrete; scegliere la politica dei piccoli passi in direzione del progetto forte, globale si chiami waterfront, mobilità, porto o quant’altro.

Compito impossibile per i candidati di oggi.

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