Gli analisti hanno come al solito sottolineato che la tenzone elettorale di maggio si deciderà all’ultima settimana, quando anche gli ultimi indecisi decideranno da che parte stare.
L’ultimo sondaggio pubblicato evidenzia un 16% di genovesi non ancora convinti su quale candidato sindaco scegliere.
Potremmo scrivere pagine di cifre e controanalisi, delineare paralleli con le elezioni francesi anch’esse messe in scacco dagli elettori in bilico sul centro, le elezioni locali però sono altra cosa, basta conoscere le persone, frequentare i quartieri per farsi un’idea:
la percentuale degli indecisi è in realtà molto più bassa.

Nonostante le nuove stagioni (?) e gli sforzi in bicicletta (?) molti genovesi hanno già deciso per abitudine o per consuetudine familiare.
Non vogliamo certo definire la maggioranza dei genovesi come dei sempliciotti ignoranti, vorremmo solo chiarire che esiste una città comune che non si esprime e non scende in piazza, ma che al tempo stesso è sufficientemente disincantata da non cadere nella trappola dei comunisti cattivi.
Questa città vive il proprio voto come un’espressione delle proprie radici familiari e sceglie chi le sembra più familiare.
Enrico Musso è bravo e preparato, ha capito che la gente per strada parla semplice, si batte per affermare la sua figura di ragazzo poi giovane professionista legato a questi posti, ma la sensazione è che la città non sia ancora preparata al personaggio.
Marta Vincenzi invece sembra non aver bisogno di sottolineare la propria appartenenza.

Si vedrà.

Sullo sfondo la Genova che passa sui giornali, quella informata che acquista un giornale al giorno, che scrive sui muri , che partecipa a fiaccolate, s’informa, si schiera e s’indigna, s’illude di essere importante, ma non determinerà alcun cambiamento.

Per il centrodestra, nonostante le percentuali in aumento, forse i tempi non sono ancora maturi.

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