In seguito alla nostra recensione al film “De Ma,trasformazione o declino” riceviamo il seguente gradito messaggio del regista Pietro Orsatti 

Prima di tutto grazie per la recensione.
Poi alcune considerazioni sulla distanza “fra città e porto”.
Durante i dodici mesi di lavorazione ho fatto vedere immagini e spezzoni del film a molti genovesi “non addetti ai lavori”: tutti sono rimasti assolutamente stupefatti. Non credevano che la realtà fosse quella. Ma la sopraelevata è una vera barriera fisica, mentale, culturale. Da un lato la città, dall’altra il resto, il porto, appunto.
E ancora: un portuale inserito nel film (Gianni) quando lo ha visto per la prima volta mi ha detto: “Sapevo che la mia situazione, quella che vivo ogni giorno, fosse grave, ma vedere quanto è generale e drammatica e paradossale la situazione è davvero sorprendente”.
La scelta di non far vedere la città (se non attraverso alcune immagini simboliche) è stata voluta. La “distanza” e la diversità fra città e porto, fra colline e mare, fra cultura operaia e terzializzazione è talmente profonda che in qualche modo sentivo la necessità di trasferirla in immagini, più sublimali che esplicite. Spero che abbia funzionato.

Il rapporto tra città e porto è sempre stato in effetti molto controverso, ancora oggi le istituzioni locali che dovrebbero porre le basi per lo sviluppo economico della città stanno paradossalmente interrogandosi se Genova abbia una vocazione portuale. Il famoso progetto del waterfront di Renzo Piano è stato nel tempo smontato e rimontato.
Si vedrà dove andremo a finire, sicuramente gli “addetti ai lavori” sanno che la città non può fare a meno del suo porto, nel male e nel bene.
Per quel che riguarda i camalli, lo dico a malincuore, sembrano essere un pò vittime di sé stessi, le proteste e le scritte minatorie che hanno preceduto l’uscita del film non hanno sorpreso; l’assenza di regole, strategia e (aggiungo) di peso politico ha creato questa situazione degradata.

Ora si dibatte della cosiddetta Banchina Pubblica che permetterebbe l’arrivo di nuove navi sganciate dal traffico standard in containers, con sperabili ricadute positive sul lavoro delle Compagnie portuali.

Ma siamo ancora “in alto mare”.

(Mario Marchesi)

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