Secondo Sondaggio sulle elezioni cittadine e questa volta Enrico Musso può sorridere.
Rispetto al primo sondaggio (Opimedia – La Margherita) sia il candidato sindaco che la CDL sono in netta ripresa, a solo quattro punti di differenza dalla Vincenzi.
In particolare il test Ekma-Clandestinoweb attesta  Vincenzi al 52% (- 6% rispetto al primo rilevamento) e Musso al 48% (+11% rispetto al primo rilevamento).
Difficile comparare i dati date le differenze tra i due rilevamenti, comunque la geografia elettorale che ne deriva evidenzia una certa rimonta del professore.
D’altra parte Marta Vincenzi attraverso il suo staff risponde con dati più consolanti.

Permetteci però alcune considerazioni.

 

Le elezioni dello scorso aprile ci hanno insegnato molto sull’attendibilità dei sondaggi elettorali.
Chi non si ricorda l’altalena di dati nella notte del 20 aprile?  I sondaggisti ne sono usciti in tutta la loro inaffidabilità. 
Per questo motivo pensiamo che ormai demandare ai sondaggi la risposta alle speranze dei candidati e dei partiti è quantomeno demenziale. Perché dopo il flop del 20 aprile i sondaggi nascono azzoppati sia per la diffidenza delle persone intervistate (che non sempre danno le risposte reali), sia perché le principali società di rilevazione statistica non brillano certo d’indipendenza.

Le parti coinvolte tuttavia hanno bisogno di una direzione, ed i sondaggi se intesi come semplice strumento critico potrebbero avere ancora una certa valenza.
Ci vorrebbe quindi una specie di Osservatorio Elettorale come suggerito dai due candidati del centrodestra, una società distante dalle parti coinvolte che fornisca dati non influenzati da dubbi di parte. Solo così se ne potrebbe parlare, ma siamo anche in questo caso nella “fantastatistica”.
Le cose non sono certo diverse qui da noi. Opimedia lavora spesso per la Margherita, Ekma è la società legata a Luigi Cresci passato alla notorietà per aver inventato il “Contratto con gli Italiani” di Berlusconi.

Quel che rimane è una situazione come sempre confusa e fumosa.

Il buon senso dovrebbe suggerirci di non badare a questa matematica, ci dovremmo semplicemente augurare che indipendentemente da chi vincerà le elezioni a maggio, il cambiamento non significhi ripartire da zero, ma continuare su quanto già fatto di buono negli anni scorsi.
Genova non ha infatti bisogno di scelte ideologiche.

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