La tradizione vuole che in Liguria il padrone di un peschereccio offra a chi si imbarca la scelta tra il diritto di lamentarsi (mugugnà) e un supplemento di paga. Scelta lacerante per un ligure, e dalla quale per una volta perfino la tirchieria usciva sconfitta.
Da questa storiella è facile desumere quanto sia radicata la poetica del mugugno da queste parti.
Il mugugno è infatti un’arte, un nostro dato antropologico quasi quanto il pesto.
La sublimazione della protesta: solitaria, visionaria, a volte maledettamente lungimirante, altre volte schizofrenica e autolesionista.
Ma il mugugno è anche la conferma che il genovese pensa e tiene alle sue cose.

Per questo motivo vorremmo dare voce ai mugugni, a quei sentimenti che spingono molti cittadini a scrivere tonnellate di lettere ai giornali, denunciando le mancanze, il degrado, le ingiustizie, le disavventure che nascono e si sviluppano in questa città.

Inviateci i vostri mugugni piccoli grandi o micro, a questo indirizzo email  zero10@fastwebnet.it

Post Scriptum: Il titolo del post è gentilmente preso in prestito dal Secolo XIX che ci ha regalato una bella citazione nell’articolo di ieri dedicato ai bloggers cittadini.
Sentitamente ringraziamo.

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