Guardò dalla finestra. Nessuno in vista.
Nell’appartamento idem, non si sentiva il minimo rumore.
Il corridoio era oscuro e muto, mettendo un piede preciso davanti all’altro Nardi palpava il muro della stanza per intuirne lo sviluppo.
Arrivò ad una porta che aprì lentamente.
Anche l’altra stanza era oscura e muta, qualcuno vi stava dormendo tranquillamente.
Richiuse e tornò sui suoi passi senza voltare le spalle alla porta.
In fondo a quell’uomo gli voleva bene, aveva vissuto dal piano di sopra tutte le sue magagne, annotato tutti i dettagli su un blocnotes, come per il suo reality preferito.
Fino alla sera in cui la moglie, un po’ zoccola a dir la verità, se n’era andata sbattendo la porta.
Senza nomination per giunta.

Perché era si vero che la donna s’era messa col barista dell’ARCI, ma era anche vero che avrebbe potuto resistere un po’ di più in quella casa, invece una volta sposati se n’era stufata velocemente, tanto da scaricarlo dopo neanche tre mesi.
Ma era proprio questa sfrontatezza che la rendeva ai suoi occhi la concorrente perfetta.
La sua uscita di scena rendeva quindi la giornata di Nardi improvvisamente drammatica.
 
”Vorrei dimostrare a me stessa di essere ancora una donna giovane
le disse sul pianerottolo, ma lui niente, incazzato nero:
“Senti scusa un attimo ma ne ho le palle piene di questo atteggiamento. Quando ci sei è come se non ci fossi; io cerco di vendere ‘sti cazzo di libri e tu mi parli di giovinezza”.
”Ecco è proprio questo il punto, tu pensi solo al lavoro, e poi guarda dove mi hai portato, in un buco nei caruggi!”.
Seguirono valigie e vestiti giù per le scale.
”Ooooh maccheccazzofate?” urlava Nardi terrorizzato.

Poi più niente. Noia assoluta e blocnotes intatto.
Nardi decise allora di trovare un modo per lasciare un segno della sua protesta.
Fu proprio qualche sera dopo che saltando nel poggiolo riuscì ad entrare nell’appartamento.
Si trovava ora in un piccolo disimpegno debolmente illuminato da un lampione in strada.
Ancora una porta ed ecco la meta della sua escursione: il gabinetto.
Trovò il luogo serioso, Tutto pulito, d’una pulizia maschile.
Prese posto sulla tazza. Una lieve brezza sul fondoschiena lo fece rabbrividire.
Si concentrò come di solito faceva almeno due volte al giorno. Un tonfo sordo riempì la stanza.
La carta igienica frusciava precisa tra le dita. In quel momento anche un vapore polveroso scendeva dalla finestrella.
Nardi rifletté a lungo, chiedendosi se doveva o no tirare la catena.
“Porterebbe scompiglio “ pensò.
Esitò qualche secondo poi decise. Tira e lo sciacquone scroscia.
Aspettò. Niente, silenzio.
Tornò a sedersi sulla coppa e si accese una sigaretta, su un pezzo di carta scrisse una breve dedica:
“ Grazie per le splendide giornate, tuttavia contrariato per l’interruzione le lascio la mia più sentita protesta”.
Si alzò e decise di uscire.
Di nuovo il corridoio di prima e un’altra porta in fondo.
Aprì e si trovò sulle scale, si sentiva finalmente leggero.

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