Cominciamo da un semaforo in Piazza Cavour alle otto e un quarto del mattino, un vecchio manifesto segnala il concerto dei Lemon Jelly.
Il nome del locale non si legge, il manifestino é proprio strappato sul nome e sulla data, e forse non é manco un concerto.
Comunque é troppo tardi per andarci, lo stato della carta denuncia un mio ritardo di almeno due mesi. Leggo poi che si tratta di un gruppo post-dance di quelli di nuova generazione.
Con influenze jazz-pop e drumandbass (ma con la chitarra a volte).  
Il nome mi sembra particolarmente azzeccato per un gruppo formato da due dj.
La gelatina al limone non é forse la metafora di quella poltiglia che vogliono ostinatamente chiamare musica globale anche se nessuno sà assolutamente cosa ci sia dentro? 

Per capire il concetto provate ad assaporare la terribile morbidezza al palato di una gelatina, e dopo aver tentato d’indovinare la percentuale di limone presente, ditemi se c’avete capito qualcosa o se vi sembra che in fin dei conti la musica globale sia l’ennesima bufala globale.
Il gruppo s’impegna per apparire più genuino possibile, niente a che vedere col sugo di funghi di mia madre.


Ascolta cliccando sui titoli delle canzoni

Spacewalk (real audio)
Return to Patagonia (real audio)
Ramblin Man (real audio)


 

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