Domenica 25 al Palazzo Ducale presentazione della guida “Genova, la Consulta delle Religioni”, opera realizzata dal Comune di Genova e curato dal Dipartimento di Storia Moderna dell’Università di Genova.
Nasce una geografia particolarissima della città che si rivela sorprendentemente vitale e variegata, un segno della crescita della Consulta genovese delle Religioni, organismo previsto nel piano regolatore sociale e costituito nel 2005 per garantire e far maturare la multiculturalità religiosa che ha pochi altri paragoni in Italia.

Ne dà resoconto dettagliato l’edizione locale di Repubblica in un interessante articolo del quale riportiamo alcuni stralci.

 

A Genova, si scopre, che di moschee ce ne sono quattro. Del resto, paiono perfino poche per soddisfare il diritto di culto degli oltre 8000 musulmani in città. Oltre alla sede del centro culturale islamico, in via Sasso, ci sono altri luoghi in cui la comunità musulmana si riunisce a pregare, nel centro storico, in vico dei Fregoso (nel ghetto) e in vico del Fornaro (nella zona delle Vigne). E poi a Voltri, in via Salvemini.
Del resto, Genova fu la prima città in Italia in cui i musulmani organizzarono una moschea, erano i primi anni ´70, il centro era in via Venezia, nel quartiere di San Teodoro.
Tutte e quattro le moschee «sono aperte per visite guidate a scolaresche», si legge. 
 

Così come aperto alle visite è il tempio israelitico e l´annesso Museo ebraico di via Bertora: la comunità ebraica conta, oggi, in città circa 350 componenti. Antichissimo il legame con Genova: alla voce “Comunità ebraica”, sulla guida, l´inizio viene fissato nel 507, ma soltanto perché in quella data l´imperatore Teodorico concesse la libertà di culto. Viene ripercorsa la storia del Ghetto, di vico del Campo, poi trasferito in vico Tessitori, in Sant´Agostino, e della prima sinagoga settecentesca sotto le mura della Malapaga.  

Tremila fedeli della chiesa ortodossa romena di Genova, 2500 buddisti della Soka Gakkai, queste le religioni, dopo quella cattolica – inclusa nella guida – e quella islamica, con il numero più alto di fedeli in città.
E in questa “scoperta” geografia culturale della città, si nota un´inedita centralità di Sestri Ponente.
Ha sede in piazza Aprosio, la parrocchia della chiesa ortodossa romena, intitolata a San Demetrio, ma pure chiesa di Santa Caterina, concessa dal 2000 alla comunità ortodossa dalla Curia genovese. Sempre Sestri è la culla dei metodisti: il movimento partito in Inghilterra nel ‘700, ha messo radici nel 1895 proprio qui, aprendo il primo locale di culto: i pastori entrarono nelle fabbriche, solidarizzarono con le rivendicazioni degli operai, organizzarono corsi di alfabetizzazione, cure marine per i bambini. La sede è in via Fabio da Persico.

C´è la comunità Baha´i, fondata a Genova nel 1952 da una coppia di coniugi iraniani venuti a vivere in città. Oggi i fedeli sono circa una trentina, non hanno luoghi di culto pubblici in città.

A Marassi, in via Centurione Bracelli, c´è la sede della chiesa cristiana avventista del Settimo giorno, da oltre un secolo presente in città, e accanto è stato organizzato un centro di accoglienza per i bisognosi. Due sedi ha la chiesa evangelica Valdese, in via Assarotti e in via Rela a Sampierdarena. Arrivato a Genova nel 1853, il pastore Geymonat fondò la prima comunità valdese della città. Nata nel 1879, la chiesa cristiana evangelica battista di Genova, il luogo di culto è in via Vernazza e ha 200 fedeli. la più giovane in assoluto, invece, a Genova dal 1995, la “Iglesia evangélica hispano-americana”, sede in via Assarotti, i 250 fedeli hanno dai venticinque ai trent´anni.
Aiutano nell´inserimento, nella ricerca di una casa, di un lavoro, chi è appena immigrato. 
 

Abbiamo poi la chiesa greco-ortodossa in Via Casaregis I Sikh che da circa quarant’anni sono presenti in città.
Infine a Nervi, nel meraviglioso giardino della comunità evangelica luterana di via Capolungo, si celebrano matrimoni anche con riti di altre chiese evangeliche e quelli cattolici.

«Questo volumetto rende visibile il nuovo pluralismo religioso di Genova – spiega Luca Borzani – e offre a chiunque l´occasione di un percorso di conoscenza, di ascolto e di rispetto. La laicità, che non va confusa con il laicismo, va assunta come fondamento dei nostri comportamenti, così come ne parla la Costituzione: la possibilità, per ognuno, di esprimere la propria fede in un contesto giuridico di rispetto dei diritti umani e delle libertà».


Pubblicata in 5000 copie, in quattro lingue (italiano, francese, inglese e arabo), la guida alle religioni della città sarà distribuita nelle Circoscrizioni, nelle scuole e nelle biblioteche.

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