Leggendo attentamente gli articoli riguardanti la Sampdoria di questi tempi non può passare inosservato come la sua dirigenza (il presidente in particolare) si stia espondendo non poco a livello cittadino.
Si tratta certamente di una grossa novità visto che il Garrone “calcistico” é sempre stato molto attento a non apparire troppo invadente.
I recenti scandali ed il clima avvelenato hanno probabilmente accelerato questo nuovo atteggiamento blucerchiato, questa specie di marketing “territoriale” nel tentativo di un cambiamento anche culturale.

In primo luogo Garrone non stà certo nascondendo la voglia di costruire un nuovo stadio.
A prima vista potrebbe dirsi una semplice operazione immobiliare, un tentativo di affrancarsi dal Ferraris e dalla vicinanza dei cugini rossoblù.
E’ opinione diffusa invece che  Garrone stia subodorando la possibilità che la Samp, prima squadra in Italia, possa diventare una società sportiva “in senso americano”  vale a dire proprietaria degli impianti e fonte di ricavi stabili.
Un cambiamento non da poco viste le condizioni disastrose di tante società italiane spesso prigioniere della tifoseria organizzata. Il modello sarebbe quello di una società che non pensi esclusivamente alla prima squadra ma che inneschi un “mercato-ambiente” che non si esaurisca la domenica ma che possa durare oltre la partita attaverso attività, eventi e sponsor legati esclusivamente al territorio. Il progetto infatti non si limiterebbe al solo campo di gioco ma verrebbe sviluppato come una vera e propria cittadella dello sport e del divertimento a disposizione del quartiere.
Impossibile dirà qualcuno, visto l’impatto che un impianto del genere può avere sulla qualità della vita e sulla viabilità di Sestri Ponente; ma non si può certo dire che Garrone non si stia prendendo dei grossi rischi, cercando di cambiare radicalmente il calcio in città  rivoltando una fetta importante di Genova.

Entro fine febbraio il responso finale di fattibilità, sul tavolo gli aspetti più stringenti relativi ai costi complessivi dell’impianto (intorno ai 100 milioni di euro) e la sua sostenibilità economica, ovvero la sua capacità di creare ricavi attraverso la creazione di uno stadio più fruibile.
Se il tutto dovesse andare in porto sarebbe un asset importante per la società che aprirebbe quindi nuove prospettive nel rapporto con gli sponsor e con i tifosi. 
Non sono in pochi infatti quelli che sostengono che uno scenario del genere possa avere ripercussioni positive importantissime sui problemi della sicurezza e della violenza negli stadi.

A quel punto il problema sarà quello di calibrare questa esperienza al tessuto cittadino.
In caso contrario invece avremo fatto solo un pò di fantascienza.

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