Bisogna riconoscere che quanti pensano che Genova sia politicamente una specie di laboratorio hanno colto nel segno.
La conclusione delle primarie e le prime mosse della campagna elettorale  hanno già evidenziato le novità in campo.
In particolare la crescita di un’area moderata e la sconfitta della cosiddetta sinistra radicale.

Si tratta solo delle primarie si dirà, molti elettori di centrosinistra non si sono mossi di casa, e poi dove mettiamo il centrodestra?
Tutto vero, però ciò non toglie che si possano fare già alcune considerazioni.
 

Per la sinistra non si tratta solo dell’esiguo risultato di Sanguineti – peraltro non si capisce come i suoi sostenitori potessero credere in un risultato migliore    quello che fa male é che alcuni dei quartieri “operai” storicamente schierati a favore, hanno invece premiato Stefano Zara, candidato espressione di un certo riformismo moderato di centro.
I suoi buoni risultati nel Centrostorico, a Pontedecimo,  Oregina e Pegli hanno evidenziato che c’è in città una voglia di riformismo diverso, lontano dalla sinistra classica ma anche dalla destra “rampante”. Una voglia di dialogo e partecipazione.
Del resto é già un pò di tempo che i cittadini dimostrano di volere una classe politica più legata alla realtà cittadina..capace di ascoltare .senza fronzoli ideologici (…con poche musse direbbe mio nonno).
Non é il caso di citare il gruppo Meetup di Beppe Grillo oppure i Comitati del Ponente contro la gronda e l’inceneritore, le ronde a Sarzano contro il parcheggio selvaggio.
Si sente nell’aria, questa sensazione come di…cambiamento.

Gli analisti sostengono che già alle ultime elezioni comunali, dove lo scarto finale era appunto intorno al 20%, era possibile intercettare la voglia di riformismo nascente, proprio quel 20% raggranellato oggi da Zara che se confermato in proiezione porterebbe diritto a Palazzo Tursi. 

La partita si potrebbe quindi giocare su questa percentuale di delusi o elettori attendisti..vedremo.

Ma al di là di questi conti prettamente politici, resta sul tavolo una Genova che appena messa fuori la testa si rivela sorprendentemente cambiata, a tratti rovesciata. 
Abbiamo ancora una volta la conferma che i nostri quartieri sono centri a sé stanti, con aspettative e problemi diversi, con un senso di appartenenza al territorio ancora sconosciuto alla politica, formati da cittadini sempre più attenti a quanto succede sottocasa.
E se nei quartieri “rossi” delle periferie e del centro storico la figura di un imprenditore come Zara ha fatto breccia perché più concreto e severo (ad esempio sulla sicurezza), il risultato è emblematico.
 

Genova “ la rossa” sta cambiando.

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