di Gabriele Olita 

A Genova si terranno elezioni comunali davvero «emozionanti».
Tralasciando i programmi (non ci sono e, quando ci sono, durano fino alla chiusura dei seggi), restano i candidati e gli schieramenti (con i rispettivi «gruppi di potere», nel senso legittimo del termine).
Marta Vincenzi, Edoardo Sanguineti e Stefano Zara si contendono la candidatura nelle primarie del centrosinistra.
Enrico Musso è il candidato del centrodestra.
Nomi che a un italiano al lavoro in Cina, diranno ben poco, ma in fondo Genova è provincia d’Italia.
Dicono che dal Nord laborioso, innovativo e industriale la città sia uscita ai tempi del «triangolo».

Tuttavia c’è qualcosa di affascinante per tutti nel ciclopico scontro per questa poltrona locale.


Genova è come il deserto del Gobi.
Un paradiso per chi voglia esplorare il passato remoto, anche solo con la curiosità del documentarista.
Vi si ritrova, ben conservato nello scheletro e privo di denti, l’archeosauro Edoardo Sanguineti, poeta (docente di letteratura e illustre teorico del Gruppo ’63).  Slogan elettorale: «Restaurare l’odio di classe». Versi memorabili: «I ragazzi di piazza Tienanmen, – poveretti – sedotti dall’Occidente, volevano la Coca Cola».
Quindi Marta Vincenzi, un mammifero che si evoluto rintanandosi abilmente al riparo e non lontano dai rettili («rinunciando» alle candidature occupate dall’apparato locale).
Poi Stefano Zara, uno pterodattilo in grado di volare alto, planando dalla vetta dell’Associazione industriali.
In cielo e visto da lontano, si confonde con le aquile. Molti (Riccardo Garrone in testa) lo aiuterebbero a sorvolare indenne i tirannosauri, in lotta per le poltrone di partito.
Infine un lemure assai specializzato nel suo habitat, Enrico Musso (docente universitario di economia dei trasporti), già comparso in ere geologiche remote (consigliere comunale nei primi anni Novanta), forse beneficerà del fattore climatico (centrosinistra ai minimi in Italia).

Alla fine i mammiferi avranno la meglio. E’ nella storia dell’evoluzione.

Anche se manca all’orizzonte un evento dirompente, che stravolga per sempre la «catena alimentare» di tutte le specie genovesi.
E non è detto che una meteorite basti a far uscire la città dalla preistoria dell’economia e della politica.

Annunci