Una chitarra acustica traccia un riff elementare, un pianoforte ne accompagna la cadenza, una slide s’insinua orizzontale. Dopo pochi secondi una voce che sembra di pietra, sofferta e emozionata.
Persino un innocuo elettropop diventa una specie di crimestory, un noir nebbioso e tagliente.
Meglio dell’originale.
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7, Dicembre, 2007 at 11:34 am
Emozionante.
Mesi fa anche io ho dedicato un post a Johnny e June, a come preferisco ricordarli così…